Il Festival di Sanremo è una macchina da guerra costruita con ingranaggi complessi. Tanto più se, come quest'anno, l'organizzazione della kermesse musicale più televisiva del nostro paese ha presentato il cast artistico con quasi un mese di ritardo rispetto alla tradizione. Nei tempi stretti chi non lavora fa saltare gli incastri e si rischia di arrivare lunghi sula tabellino di marcia: un programma per professionisti che non accetta lavativi.
A fare le spese del meccanismo di produzione è stata Tamara Ecclestone, la bella ricca e basta che doveva fare da valletta a Gianni Morandi sul palco dell'Ariston, che - denuncia il direttore artistico Gianmarco Mazzi - aveva la pessima abitudine di saltare le prove, dilatare gli impegni e (vociferano i maligni) pretendere un cachet troppo elevato.
«Per noi il Festival non può essere una vacanza in Riviera» ha spiegato Mazzi, confermando invece la presenza dell'altra bella e muta, la modella ceca Ivana Mrazova.
Insomma, nonostante la provvidenziale uscita della ricca erede del patron della Formula 1, il Festival di quest'anno non è riuscito a cogliere l'occasione per uscire dallo stereotipo.
Dopo il tentativo dello scorso anno - invero non troppo riuscito - di proporre sul palcoscenico donne non solo belle ma anche capaci (chi non ricorda l'imbarazzante intervista di Elisabetta Canalis a Robert De Niro?), almeno in un periodo di crisi, con le istanze ancora calde del «Se non ora quando?», che festeggia il suo primo anniversario proprio in concomitanza col debutto del Festival, la Rai poteva sforzarsi di uscire dal cliché della valletta straniera, splendida, omologata e necessariamente muta, presentata come complemento d'arredo a fianco del conduttore.
Dopo aver visto Morandi sbavare l'anno scorso a fianco dell'ospite Monica Bellucci, speriamo che almeno nel 2012 gli autori riescano a collocare la modella Mrazova in un ruolo meno logoro. Un'impresa senza dubbio impervia, ma dopo l'avvicendamento al governo, negli ultimi giorni utili per il pagamento del canone Rai, crediamo di meritarci qualcosa un po' più in sintonia con lo spirito dei tempi.
Non certo toni dimessi e atmosfera luttuosa, ma la dimostrazione che, almeno nella parentesi di cartapesta di una settimana all'Ariston, vinca per una volta la fiction di uno spazio di primo piano occupato da teste pensanti.