Venerdì 29 giugno al centro sociale Zapata ci sarà il Gay Pride, una festa aperta a tutti con performance, musica, una sfilata di vestiti usati e altri spettacoli. Seguita poi da una conferenza: "abbiamo pensato di fare un viaggio in tre puntate nelle associazioni che hanno organizzato la festa: Crisalide, Liberi.tutti e L'isola che non c'è" [Leggete anche
In attesa di essere farfalle].
Liberi.tutti nasce come associazione culturale nel novembre dello scorso anno e
vuole diventare
un punto di riferimento per la popolazione omosessuale e lesbica, per i media e la città e anche per le altre associazioni cittadine. Quando avrà una sede potrà ospitare anche una biblioteca di libri e riviste, la videoteca e contatti con il mondo dell'associazionismo gay-lesbico mondiale.
"Quando si parla di gay", dice Santo Balastro, una delle anime dell'associazione, "
esce sempre l'immagine tradizionale dei media, la checchina di paese di Lino Banfi, oppure le interpretazioni del cinema: da un lato il vizietto e dall'altra gli squallidi delitti dell'ambiente omosessuali. Se le cose vanno un po' meglio è perché
ci siamo guadagnati tutto a forza di marce e casini. Ma per lo più si vive ancora l'omosessualità come una vergogna. Ecco perché è utile riuscire a raggiungere persone ricettive e far capire che non siamo la bestia nera".
Ma non sono anche un po' gli omosessuali genovesi che si rendono invisibili?
"La vergogna di base", riprende Luca Riggio, "si sposa meravigliosamente con la
riservatezza genovese, un cocktail micidiale. Aggiungi che la percentuale di gay è forse più alta che altrove perché Genova è sostanzialmente matriarcale e poi si sentono più liberi se vanno a Nizza a far quel che vogliono. Qui la città gli va stretta... Prendi il centro storico - provoca Luca - secondo me i gay sono il 40 per cento degli abitanti. D'altra parte sono appartamenti piccoli, le famiglie non ci stanno e non tutti sono disposti a dividere il pianerottolo con dieci prostitute nigeriane. Diciamo che abbiamo un modo meno gerarchico di considerare la società".
L'associazione dovrebbe anche essere un faro per
le lesbiche, ma per ora non ce ne sono.
"Sono ancora più riservate" - dice Luca - "hanno punti di riferimento ma non lottano per la visibilità".
Accenno alle scelte private. "Ah, no! - salta su Luca - è la tesi fascista: fai quel che vuoi ma nel privato".
"Invece
l'omosessualità è una scelta affettiva, un'inclinazione - dice Santo - un autore olandese, Van der Spijker, parlava di omotropia come inclinazione verso l'uguale, è una delle definizioni che amo di più".
Liberi.tutti pensa anche all'accoglienza di chi vive nel disagio, ha appena scoperto la sua omosessualità e non sa che cosa fare.
"Soprattutto tra i giovani ci sono situazioni anche tragiche, sempre a causa di pregiudizi storicizzati - dice Luca. Invece dobbiamo comunicare che finalmente
possiamo essere noi stessi senza fingere e portare maschere. La visibilità è uno degli obiettivi. Senza quella non si può vivere: c'è schizofrenia".
Visibilità. Si parla tanto di
outcoming, ma qui è quasi sconosciuta.
"C'è una sorta di omertà che porta a non ribellarsi se ci sono discriminazioni sul lavoro, oppure a non sporgere denuncia se un furto è avvenuto, per esempio, in un luogo di incontro tra omosessuali", afferma Luca.
"E poi c'è la tematica spinosa delle coppie che vivono insieme da anni e vorrebbero essere considerate famiglia, poter anche adottare dei bambini. Prima ancora di parlare di matrimonio gay, ci vorrebbe il riconoscimento delle coppie di fatto", dice Santo, "è che in Italia la Chiesa è molto presente".
Secondo alcune stime i gay sono il 10 per cento della popolazione adulta. Che spesso
chatta e si incontra in rete: "
Su internet si cercano amici e amanti- chiarisce Santo. E' che
diventa un fast food, ti incontro, ci facciamo o no, e stasera chatto con un altro".
Si passa poi a parlare di identità.
"Spesso soprattutto
i giovani gay si concentrano sul look senza cercare la sostanza - dice Santo - si esagera nella vistosità, si crea una maschera e una difesa fatta del taglio alla moda o la maglietta di Dolce e Gabbana".
Insomma, conclude Luca: "in questa città ci sono tanti gay tristi, noi
vogliamo portare la serenità e positività e una vita a tutto tondo.
Imparare a vivere a 360 gradi con tanta ironia, soprattutto autoironia: quella che ci ha permesso di arrivare fino ad oggi".
Liberi.tutti, 347-9663095, 335-5483592, 347-2621542