Mi sbilancio. Il mio museo preferito.
E con questo mi sarò tirato addosso le ire di qualcuno. Pazienza.
Come già avevo accennato a proposito di
Palazzo Rosso, il bello della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola è che si tratta di una vera e propria dimora storica.
Tutto è stato
lasciato così com'era, i quadri che vedete ai muri sono lì appesi da diversi secoli.
Con Palazzo Spinola si entra d'improvviso nel cuore di una cultura abitativa che ha
impressionato fior di scrittori e artisti, da Rubens fino a Wagner o Flaubert. Una fotografia da un passato impressionante di cui a noi non restano che piccoli brandelli splendenti, dispersi nel dedalo dei caruggi.
E questo è in effetti un pezzo della magia di Palazzo Spinola, anche se fa incazzare di parecchio la direttrice, che giustamente lamenta come i turisti non riescono neanche a trovarlo, il museo.
Però, diciamolo, quando si arriva dal labirinto di strette viuzze, con il cielo che è una lama lassù, si entra nell'arioso portico, si sale (lentamente) lo scalone, e ti appare in tutta la sua magnificenza il salotto nobile,
è una sberla.
È veramente bello.
Poi si recupera l'emozione e si rientra nei ranghi del visitatore medio. E - qui sta il bello - le sorprese non finiscono.
Cominciano le sale e i capolavori. La
Monaca di Strozzi, il
Viaggio di Abramo di Grechetto, i ritratti di Van Dyck, la
Vergine di Van Cleve. E poi Valerio Castello, Luca Giordano, Guido Reni.
Il percorso si dispiega lungo i due piani "storici", quelli che un tempo erano gli ambienti di rappresentanza, affrescati e decorati. Al secondo piano è la celebre Galleria degli Specchi, settecentesca, con il suo fascino arioso ormai rococò.
Ma fra primo e secondo piano nobile c'è uno dei segreti di Spinola. Non stupitevi: è una semplice
cucina. Cioè l'ultima cosa che uno potrebbe aspettarsi in un museo. Una vera cucina, con montacarichi, focolare, tavolone in marmo e le ricette antiche.
Con la cucina accade davvero la svolta. Cioè si smette di percepire le sale come quelle di un "museo" e si entra nella vera ottica che permette di apprezzare appieno Palazzo Spinola: considerarlo come una casa. Se preferite la terminologia aulica, una "dimora storica".
Comunque un posto dove i marchesi hanno vissuto fino al 1958, usando per l'appunto ambienti quotidiani come la cucina.
Piccola parentesi a proposito degli Spinola. Ad inizio ottocento la collezione esposta nel palazzo, incrementata per via di eredità incrociate, stava persino superando le possibilità espositive offerte dalle pareti: Giacomo Spinola decise allora di donare qualche Strozzi e Grechetto alla Ligustica e di rivendersi alcuni Van Dyck.
Non vi fa sorridere? L'idea che un tempo c'era un tipo che donava "qualche" Strozzi e vendeva "alcuni" Van Dyck...
Chiusa parentesi.
[A questo punto mi vedo costretto ad un balzo, al
13 novembre 1942, quando le bombe alleate distrussero i due ultimi piani]
Riaperti dopo il restauro solo una decina d'anni fa, il terzo e il quarto piano ospitano adesso la Galleria Nazionale della Liguria. Qui trovate, ordinate per scuole, le opere che sono entrate a far parte della collezione dopo la donazione allo Stato e quelle che abbisognavano di particolari attenzioni conservative.
Sto parlando di capolavori assoluti come l'
Ecce homo di Antonello, il Ritratto equestre di Gio Carlo Doria di Rubens e la statua della Giustizia di Giovanni Pisano. Ma anche di uno dei simboli del museo, la cornice dorata di Filippo Parodi e di opere di Giambologna, Tintoretto e Gentileschi.
L'ultima sezione è dedicata alle sete e ai velluti (con tutta una serie di cassetti che potete aprire con le vostre stesse mani), alle ceramiche e alle
veilleuse.
E per finire in bellezza:
il terrazzino con vista sui tetti del centro storico...