150 anni dell'unità d'Italia, dal telegrafo all'iPad

150 anni dell'unità d'Italia, dal telegrafo all'iPad

Dall'invenzione di Morse ai tablet odierni. Come è cambiato il modo di trasmettere le informazioni e di fare informazione. Dalla nostra community

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Giovedi 23 giugno 2011

Per la storia delle innovazioni tecnologiche, uno dei passaggi importanti nella trasformazione della comunicazione avvenne nel 1845, sedici anni prima del 1861, con l'invenzione del telegrafo. Questa innovazione tecnologica stravolse l'industria dei quotidiani statunitensi. Solo un anno prima, nel maggio del 1844, Samuel Morse aveva connesso Washington con Baltimora via cavo e inviato il primo messaggio ufficiale, in punti e trattini.

Quell'invenzione fu definita la super strada dei pensieri; ma quella che fu vista come una avversità si rivelò invece in una risorsa. Il telegrafo faceva arrivare subito le notizie da un capo all'atro del paese, restava poi il bisogno di diffonderle capillarmente; chi riceveva le notizie se le teneva per sé; specialmente se erano di carattere commerciale.

Sarà la nascita dell'Associated Press (A.p.) nel 1846 a far diventare la notizia telegrafica e quindi uno strumento che aiutava i quotidiani a diffondere con costi contenuti tutte le notizie che viaggiavano via cavo telegrafico.
L'Associated Press nacque per condividere i costi dell'informazione sulla guerra in Messico tra più giornali di New York. Si dice che la regola giornalistica delle 5 W (Five Ws in inglese) sia avvenuta proprio con l'invenzione del telegrafo.

Il servizio telegrafico costava e siccome il telegramma veniva pagato a parole per risparmiare sulla lunghezza dei messaggi i corrispondenti impararono a dettare tutta la notizia in brevissimo spazio, comunicando solo le cose veramente importanti.
La regola delle 5 W diventava un utile promemoria. Un messaggio poteva essere spedito al giornale se c'erano le risposte alle 5 W: Who=chi, What=che/ cosa, When=quando, Where=dove, Why=perché.

Una cosa simile a quel tempo, dell'introduzione del telegrafo, sembra possa succedere oggi con l'arrivo delle tavolette elettroniche tipo iPad. Questi strumenti annunciano che l'esperienza di leggere un quotidiano è destinata a diventare multimediale. Molti affermano che i quotidiani così come li conosciamo oggi sono destinati ad andare incontro a una progressiva scomparsa o a rimanere un prodotto di nicchia per nostalgici o per chi non può fare a meno di averlo tra le mani e sentire il contatto delle dita con la carta. Chissà: è una scommessa da vedere.

Fu negli anni dopo la seconda guerra mondiale, che partirono le prime importanti trasformazioni: insieme alla nascita di nuove e grandi democrazie, cambiarono anche gli assetti e i modi per fare un giornale. Nascevano nuove agenzie giornalistiche che tramite telescriventi, telecopier, posta fuori sacco, telex, videotext, cablogrammi, dispacci radiofonici rendevano l'informazione capillare riducendo i costi.
I testi arrivati per le varie fonti in redazione venivano preparati per essere consegnati ai linotipisti che li trasformavano in righe di piombo da consegnare ai tipografi; quest'ultimi in base a schemi precisi poi le mettevano in forma.

Così poi si passava ai flani, cartoni a base di amianto. Dopo un un calco della pagina da stampare su questi flani, si procedeva alla fusione di piombo per avere una pagina tonda utile a essere applicata ai cilindri della rotativa. Questo era il sistema tipografico di fare il vecchio giornale. Bisogna ricordare che per le foto esistevano le zincografie; in quel caso gli attuali pixel erano retini per permettere di avere le varie gradazioni di grigio, neri e bianchi. La stampa non era ancora a colori.

Insieme a quelle trasformazioni, iniziate negli anni Cinquanta, nasceva anche una nuova tecnologia per l'archiviazione degli articoli e dei dati. A proposito fu il New York Times il primo giornale a trasferire l'archivio redazionale sul computer; erano gli anni inizio Settanta. In Italia è stata l'agenzia Ansa a raggiungere per prima livelli ottimi per l'archiviazione elettronica di documenti.
Nel 1962 il Los Angeles Times introdusse per la prima volta la fotocomposizione, un procedimento che sostituiva la composizione con caratteri di piombo: una camera oscura permetteva di avere matrici con il testo su pellicole trasparenti.
Nel 1974 in Gran Bretagna venne presentato il teletext: pagine di testi e grafici richiamabili dagli utenti attraverso canali televisivi. In Italia questa tecnologia, arrivata nel 1984, si chiamerà Televideo.

L'introduzione della fotocomposizione trovava un naturale approdo nel sistema di stampa litografico. Oggi con la stampa litografica offset -ovvero indiretta- si ha una sottile lastra di metallo fotoimpressa e l'inchiostrazione avviene per un principio semplice: l'antiesteticità tra acqua e grasso. La parte da leggere e vedere è grassa, il bianco è reso bagnato e quindi l'inchiostro non si attacca: semplice e geniale come tutte le grandi scoperte.

Spariranno nel giro di pochi anni le linotype, macchine che avevano segnato un momento rivoluzionario di trasformazione industriale nel campo tipografico: nate nel 1884, con i primi prototipi, nel 1890 venne avviata la costruzione in serie.
Il primo giornale a usarle fu il New York Tribune. La linotype ha rappresentato il simbolo con il quale si identificava il lavoro febbrile della lavorazione in un giornale. Con la fine della linotype sparivano molte figure del giornale. Insieme sparirà, con i linotipisti, il ticchettio che accompagnava la composizione delle notizie.

I linotipisti ribattevano i testi scritti dai giornalisti sulle loro Olivetti Lettera 82 e da altre piccole macchine da scrivere portatili tipo la Lettera 22 -resa famosa da una istantanea a Indro Montanelli. I testi con le linotype diventavano righe di piombo: una tecnologia che rappresentava sotto certi aspetti una sintesi delle conoscenze meccaniche ingegneristiche: un vero capolavoro.

Giorgio Boratto

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