Per la storia delle innovazioni tecnologiche, uno dei passaggi
importanti nella trasformazione della comunicazione avvenne nel
1845, sedici anni prima del 1861,
con
l'invenzione del telegrafo. Questa innovazione tecnologica
stravolse l'industria dei quotidiani statunitensi.
Solo un anno prima, nel maggio del 1844, Samuel Morse aveva
connesso Washington con Baltimora via cavo e inviato il primo
messaggio ufficiale, in punti e trattini.
Quell'invenzione
fu definita la super strada dei
pensieri; ma quella che fu vista come una
avversità si rivelò invece in una risorsa. Il
telegrafo faceva
arrivare subito le notizie da un capo
all'atro del paese, restava poi il bisogno di diffonderle
capillarmente; chi riceveva le notizie se le teneva per sé;
specialmente se erano di carattere commerciale.
Sarà
la nascita dell'Associated
Press (A.p.) nel 1846 a far diventare la notizia
telegrafica e quindi uno
strumento che aiutava i
quotidiani a diffondere con costi contenuti tutte le
notizie che viaggiavano via cavo telegrafico.
L'
Associated Press nacque per
condividere i costi
dell'informazione sulla guerra in Messico tra più
giornali di New York. Si dice che la regola giornalistica delle
5 W (
Five Ws in inglese) sia
avvenuta proprio
con l'invenzione del
telegrafo.
Il servizio telegrafico costava e siccome il
telegramma veniva pagato a parole per risparmiare sulla lunghezza
dei messaggi i corrispondenti impararono a
dettare tutta la
notizia in brevissimo spazio, comunicando solo le cose
veramente importanti.
La regola delle
5 W diventava un utile
promemoria. Un messaggio poteva essere spedito al giornale se
c'erano le risposte alle
5 W:
Who=chi,
What=che/ cosa,
When=quando,
Where=dove,
Why=perché.
Una cosa simile a quel tempo, dell'introduzione del telegrafo,
sembra possa succedere
oggi con l'arrivo delle tavolette
elettroniche tipo iPad. Questi strumenti
annunciano che l'esperienza di leggere un quotidiano è
destinata a diventare multimediale. Molti affermano che
i
quotidiani così come li conosciamo oggi sono
destinati ad andare
incontro a una progressiva
scomparsa o a rimanere un prodotto di nicchia per
nostalgici o per chi non può fare a meno di averlo tra le
mani e sentire il contatto delle dita con la carta. Chissà:
è una scommessa da vedere.
Fu negli anni
dopo la seconda guerra mondiale, che
partirono le prime importanti trasformazioni: insieme alla nascita
di nuove e grandi democrazie, cambiarono anche gli assetti e i modi
per fare un giornale.
Nascevano nuove agenzie
giornalistiche che tramite telescriventi, telecopier,
posta fuori sacco,
telex,
videotext, cablogrammi,
dispacci radiofonici rendevano l'informazione capillare riducendo i
costi.
I testi arrivati per le varie fonti in redazione venivano
p
reparati per essere consegnati ai linotipisti che
li trasformavano in righe di piombo da consegnare ai tipografi;
quest'ultimi in base a schemi precisi poi le mettevano in
forma.
Così poi
si passava ai flani, cartoni a
base di amianto. Dopo un un calco della pagina da stampare su
questi flani, si procedeva alla fusione di piombo per avere una
pagina tonda utile a essere applicata ai cilindri della rotativa.
Questo era
il sistema tipografico di fare il
vecchio giornale. Bisogna ricordare che
per le foto
esistevano le zincografie; in quel caso gli attuali
pixel erano retini per permettere di
avere le varie gradazioni di grigio, neri e bianchi. La stampa non
era ancora a colori.
Insieme a quelle trasformazioni, iniziate negli anni Cinquanta,
nasceva anche una nuova tecnologia per
l'archiviazione
degli articoli e dei dati. A proposito fu il
New York
Times il primo giornale a trasferire l'archivio redazionale
sul
computer; erano gli anni inizio Settanta.
In
Italia è stata l'agenzia Ansa a
raggiungere per prima livelli ottimi per l'archiviazione
elettronica di documenti.
Nel 1962 il
Los Angeles Times
introdusse per la prima volta la fotocomposizione,
un procedimento che sostituiva la composizione con caratteri di
piombo: una camera oscura permetteva di avere matrici con il testo
su pellicole trasparenti.
Nel
1974 in Gran Bretagna
venne presentato
il teletext: pagine di testi e grafici
richiamabili dagli utenti attraverso canali televisivi. In Italia
questa tecnologia, arrivata nel 1984,
si chiamerà
Televideo.
L'introduzione della fotocomposizione trovava un naturale approdo
nel sistema di stampa litografico. Oggi con
la stampa
litografica offset -ovvero indiretta- si ha una
sottile lastra di metallo fotoimpressa e l'inchiostrazione avviene
per un principio semplice: l'antiesteticità tra acqua e
grasso. La parte da leggere e vedere è grassa, il bianco
è reso bagnato e quindi l'inchiostro non si attacca:
semplice e geniale come tutte le grandi
scoperte.
Spariranno nel giro di pochi anni le
linotype, macchine che avevano segnato un momento
rivoluzionario di trasformazione industriale nel campo tipografico:
nate nel 1884, con i primi prototipi, nel 1890 venne avviata la
costruzione in serie.
Il primo giornale a usarle fu il
New York Tribune. La
linotype ha rappresentato il simbolo con
il quale si
identificava il lavoro febbrile della
lavorazione in un giornale. Con la fine della
linotype sparivano molte figure del giornale. Insieme
sparirà, con i linotipisti, il ticchettio che accompagnava
la composizione delle notizie.
I linotipisti ribattevano i testi scritti dai
giornalisti sulle loro Olivetti Lettera 82 e da altre
piccole macchine da scrivere portatili tipo la Lettera 22 -resa
famosa da una istantanea a Indro Montanelli. I testi con le
linotype
diventavano righe di piombo: una
tecnologia che rappresentava sotto certi aspetti una sintesi delle
conoscenze meccaniche ingegneristiche: un vero capolavoro.
Giorgio Boratto
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