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Società & Tendenze
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Europride 2011/ Omosessualità 'disgustose' e diritti 'umani': Nussbaum, Lingiardi e Vassallo |
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| A Roma dodici giorni per le persone Lgbt. La filosofa e lo psichiatra e psicoanalista introducono il saggio della studiosa americana. «Il disgusto per gli omosessuali scatena l'aggressività di chi si considera puro» |
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Da mercoledì primo giugno a domenica 12 giugno 2011 Roma ospita Europride, manifestazione che rivendica l'orgoglio delle persone Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e Intersex.
Venerdì 10 giugno, alle ore 17, all'Europark di Piazza Vittorio Emanuele, Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo presentano Disgusto e umanità. L'orientamento sessuale di fronte alla legge di Martha C. Nussbaum.
Dialogano con i curatori del volume Francesco Bilotta, Paola Concia e Stefano Rodotà.
Di seguito pubblichiamo
uno brevissimo stralcio di Classificazioni sospette, corposo saggio che introduce il volume. Il brano riprende, rielabora, sintetizza alcuni dei temi discussi da uno psichiatra e psicoanalista di fama, Vittorio Lingiardi, e di una filosofa di altrettanta fama, Nicla Vassallo. |
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di Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo*
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Martha Nussbaum dedica Disgusto e umanità a un vecchio amico, Herbert Foster. «Ho conosciuto Herb a sedici anni… è stato il primo gay che ero consapevole di conoscere… Mi presi una gran cotta per Herb, semplicemente perché sembrava (ed era) molto più gentile della maggior parte degli altri uomini in circolazione... Quando mi resi conto che era gay e conobbi il suo partner, che veniva a trovarlo da New York, rimasi delusa, ma cominciai anche a riflettere. Pensai a quanto fosse strano che la persona più piacevole di quell’ambiente dovesse vivere in una posizione di quasi segretezza… Sarebbe stato bello se questi due uomini… potessero di fatto fare ciò che gli uomini eterosessuali intorno a loro, per quanto egoisti, aggressivi o insensibili, potevano fare ogni giorno… Poiché vivono a New York, città che ha deciso di riconoscere le unioni omosessuali legalmente contratte altrove, hanno ora l’opportunità che immaginavo nel 1964. Non mi interessa più di tanto se la colgano o meno, questa è una questione profondamente personale e io stessa ho sentimenti contrastanti in proposito… Ma mi interessa che abbiano la stessa possibilità di altri. La politica dell’eguale rispetto già include quell’eguaglianza di diritti fondamentali e opportunità. Per realizzarla, tuttavia, dobbiamo prima imparare a pensare l’uno all’altro con simpatia e immaginazione, ed è per questo che abbiamo bisogno di qualcosa di più ampio e profondo: la politica dell’umanità».
Si potrebbe dire che buona parte del volume di Martha Nussbaum sia racchiusa in questo breve racconto autobiografico, politico, intersoggettivo. Da un punto di vista teorico e antropologico, tuttavia, per spiegare l’esclusione delle persone omosessuali da altre minoranze, a cui vengono invece assicurati i diritti civili e umani, Nussbaum ricorre al concetto di disgusto. Nello specifico, il disgusto che la maggior parte degli individui proverebbe nei confronti delle pratiche omosessuali.
Già contemplato nelle prime definizioni di omofobia, il disgusto viene addirittura invocato, in associazione al panico, dai perpetratori di aggressioni nei confronti di gay e lesbiche, o di veri e propri hate crimes, come reazione antiomosessuale fisiologica e come legittima difesa. In alcuni casi, benché accusati di omicidio di un omosessuale, gli aggressori hanno ottenuto una riduzione della pena, appellandosi al disgusto provato per l’atteggiamento esplicitamente sessuale (sexual overture), quantunque non minaccioso né violento, della vittima.
Di fronte alle omosessualità, afferma Nussbaum, molti avvertirebbero «un’avversione profonda, simile a quella ispirata dagli escrementi, dagli insetti viscidi e dal cibo avariato». E perfino gran parte della retorica politica e giuridica alla base della negazione di diritti ai gay e alle lesbiche americani si baserebbe sul linguaggio del disgusto. Le attività omosessuali vengono infatti spesso descritte da alcuni politici quali “turpi e rivoltanti”, attività che “contaminano e corrompono la società”. Ma ciò, stando a Nussbaum, non può certo rappresentare una «valida guida per l’attività legislativa». In particolare, sarebbe l’elemento “proiettivo” del disgusto a costituire la cinghia di trasmissione argomentativa che lega il tema del disgusto a quello delle omofobie. Un disgusto proiettato su un gruppo di individui che vengono perciò stigmatizzati e considerati inferiori. Ovviamente le implicazioni psicologiche ricoprono un ruolo di primo piano: «Un’occhiata lanciata da un maschio è vissuta come contaminante perché implica un tu puoi essere penetrato», scrive Nussbaum, rivelando un elemento nodale delle omofobie: l’omosessualità rimossa. Oltre dunque il disgusto, sono presenti le angosce paranoidi nei confronti della passività e della mobilità del confine corporeo. Il corpo, soprattutto il corpo maschile, per pregiudizi necessariamente attivo, e il corpo femminile, per pregiudizi necessariamente passivo, non i corpi individuali, si trasformano nei protagonisti dell’offensiva omofobica: il corpo che secerne e riceve, che guarda ed è guardato, desidera ed è desiderato.
Appoggiandosi al lavoro di ricercatori nel campo della psicologia, e su un’ampia letteratura, Martha Nussbaum indica nel disgusto (proiettivo) l’arma potente per emarginare certi gruppi immaginati e costruiti quali incarnazioni dell’angoscia rispetto alla propria animalità. L’illusoria convinzione di possedere una condizione di purezza scatena la fantasia aggressiva contro l’ipotetica altrui impurità. L’emozione del disgusto finisce così col distorcere il discorso pubblico in modi illiberali e ciò è spesso alla base di formulazioni giuridiche repressive, nonché dell’emarginazione/sottomissione di interi gruppi sociali. Ma, nel preciso istante in cui ci si appella al disgusto nell’ambito della legge e della politica, i valori democratici dell’eguaglianza, dell’equità, della libertà ne risultano irrimediabilmente traditi. Rispettare l’eguaglianza dei propri concittadini, dice Nussbaum, «richiede di vederli in quanto persone che compiono scelte e si pongono domande, e che hanno bisogno di un’ampia area di libertà intorno a sé, sia che usino quella libertà bene, sia che la usino male (nella misura in cui non calpestano i diritti degli altri)». L’orientamento sessuale è perciò una caratteristica intimamente legata alla ricerca individuale di una vita dotata di senso, e quindi un orientamento la cui limitazione o restrizione giuridica infligge un profondo danno psichico. Si danno affetti e legami migliori di altri? Nussbaum ci fa notare che la legge non vieta il matrimonio a assassini, ergastolani, mafiosi, purché eterosessuali. Un diritto negato in Italia a gay e lesbiche, poco importa se cittadini virtuosi. Peggio: la loro inclusione negli “aventi diritto” guasterebbe la purezza del sacramento e deprezzerebbe il senso civile del vincolo. Ancora una volta è il disgusto a dettar legge. «L’unica distinzione tra gli eterosessuali immeritevoli e l’insieme dei gay e delle lesbiche che possa spiegare la diversa reazione di molta gente è che le pratiche sessuali dei primi non disgustano la maggioranza, mentre quelle dei secondi sì. Il ragionamento, evidentemente, è quello per cui associare il matrimonio tradizionale ai comportamenti sessuali delle coppie dello stesso sesso significherebbe svilirlo o contaminarlo, proprio come mangiare cibo servito da un dalit in India era considerato da molti un atto che contaminava il corpo della casta superiore».
Per quanto nodale, la politica dell’eguaglianza serve a poco se priva della politica dell’umanità, cioè di un legame con il rispetto, la curiosità, la sintonizzazione immaginativa (imaginative attunement). La combinazione di eguale rispetto nei confronti dei propri concittadini e il tentativo serio e empatico di immaginare quali obiettivi essi stiano perseguendo è dunque un ingrediente fondamentale della politica dell’umanità. In particolare, per conseguire una vera politica del rispetto in materia di orientamento sessuale, bisogna essere capaci di immaginare le vite, gli affetti, i valori delle persone gay e lesbiche, sapendovi leggere qualcosa di fondamentalmente simile alla ricerca di integrità ed espressione personale e sessuale che tutte le persone perseguono.
* Vittorio Lingiardi è Professore Ordinario di Psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma.
* Nicla Vassallo è Professore Ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova.
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