C'è spazio anche per la musica pop in questo festival dei generi, svecchiato nel nome dei registi e fortunato nella scelta dei titoli, tanto che a metà strada già si può parlare di sorpasso su Cannes.
La domenica veneziana è stata segnata dalla presenza di Ligabue, tornato in laguna ad un anno dalla sua esperienza come giurato. Difficile stavolta definire il suo ruolo: non regista, né vero interprete, piuttosto ispiratore di Niente Paura di Piergiorgio Gay, racconto sentimentale di uno spicchio di storia recente. Un viaggio fatto di testimonianze di volti noti e sconosciuti, la cui rotta è segnata proprio dalle canzoni di Ligabue.
La proiezione serale per il pubblico a tratti è stata simile a un concerto, con i flash che scattavano uno dopo l'altro, applausi a scena aperta, battimani e cori (in particolar modo durante le prime scene, accompagnate da Balliamo sul mondo).
Il film, che uscirà in sala il 17 settembre, raduna, assieme a quella del Liga, altre voci celebri, in qualità di "testimoni morali" dell'Italia recente: sfilano sullo schermo Margherita Hack, Stefano Rodotà, Umberto Veronesi, Carlo Verdone, Paolo Rossi (il comico), Silvio Soldini e molti altri. Naturalmente l'idea stessa di attribuire un ruolo di questo genere a personaggi pur prestigiosi, pecca a monte di una certa arroganza intellettuale: l'imprinting politico è molto evidente e in alcuni casi non strettamente ideologici - come nella sezione del film dedicata al caso di Eluana Englaro - l'assenza totale di controparti rende difficile mandar giù il boccone.
I trent'anni di storia italiana, dal 1980 ad oggi, sono infatti raccontati non in ordine cronologico, ma saltando avanti e indietro tra alcuni dei fatti più emblematici della memoria collettiva, come la strage di Bologna, gli attentati a Falcone e Borsellino, o il G8 di Genova. Ma anche le due vittorie ai Mondiali di Calcio (1982 e 2006).
Il tutto, accompagnato ed amplificato dai testi e dalle note di alcune delle canzoni del Liga di maggior successo e suggestione. Ci sono L'amore conta, Non è tempo per noi, Nel tempo e quella Buonanotte all'Italia, ripresa più volte, sulle cui note - durante i concerti degli ultimi tour - sono scorsi proprio i volti di molti dei personaggi citati e ripresi anche nel film di Gay, come Sandro Pertini e Marco Pantani.
L'eccesso di retorica e di ansia celebrativa per il rocker di Correggio (il film è anche un vero e proprio mega-spot), è per fortuna qua e la bilanciata dagli interventi più liberi e scorretti di alcuni personaggi meno allineati; ad esempio Fabio Volo, che in mezzo a tanti lutti e lacrime, afferma di serbare come ricordo più caro degli anni '80 quello di una donna nuda vista durante i festeggiamenti del Mundial '82.
«Il sentimento che percorre il film è lo stesso della mia canzone Buonanotte all'Italia - ha detto Ligabue in conferenza stampa -: l'amore per il Paese e i contrasti che questo amore produce quando si vedono le difficoltà che il Paese incontra per diventare moderno». Pur essendo citato in locandina è lui stesso a precisare di non sentirsi attore: «Già faccio fatica a vedermi nei videoclip: mi sento ridicolo».
Il ruolo del regista invece continua ad attirarlo: «Girare un film ti porta via un anno e mezzo di vita quindi bisogna essere ben dotati di una qualità che in me scarseggia: la pazienza. Per dirigere ancora dovrei trovare una storia che sento assolutamente la necessità di raccontare, come mi è accaduto con le prime due».