Il prestigioso dizionario Oxford della lingua inglese, il tempio della purezza linguistica anglosassone, ha incluso nella sua nuova edizione anche le parole più famose del web. Ma ci vorrebbe un intero vocabolario per conoscere e comprendere il lessico della rete, che a volte è immediato, ma spesso si complica in intricati e stravaganti neologismi.
Dato che Facebook è grande come il quarto stato al mondo, i suoi termini sono diventati di uso quotidiano. Loggarsi è come autenticarsi, cioè entrare in Facebook col proprio nome e la parola d'accesso. Sono loro il nostro account, un po' come i dati di passaporto digitale per sbarcare nel mondo del web. Lì ci sono gli amici, che si possono aggiungere, cioè addare se usi Facebook in inglese. Altrimenti gli amici si possono taggare, diventando i destinatari ufficiali di un messaggio. In caso di comportamenti scorretti, non resta che bannare, ovvero sporgere denuncia a Facebook. In ogni caso ci sono le Faq, le risposte alle domande più frequenti.
Ma la fantasia lessicale del web è molto più fertile: la chat è un universo di piccoli segni con tanti sensi emotivi. Infatti le famose faccine sono in realtà emoticons (contrazione di emotions icon). E poi via con le abbreviazioni, con la stessa mentalità dell'sms: taglia, abbrevia, condensa. Ecco il mitico lol per esprimere una grassa risata, oppure imho, ovvero in my humble opinion, ovvero secondo me.
È il galateo del web, cioè la netiquette. Ci sono anche espressioni più trendy e raffinate, come usare il suffisso aholic per indicare una particolare passione, quasi una dipendenza. Così il maniaco dello shopping online è uno shop-aholic; invece il tipo work-aholic sarà uno stakanovista incallito. Più rilassante il –tastic: fun-tastic, idea-tastic, food-tastic e tanti altri.
Questo pandemonio verbale raffigura i tipi sociali della rete, le sue maschere più diffuse e anche più divertenti. Il geek, come il nerd, è ossessionato da qualunque forma di tecnologia, divinizza ogni forma di hi-tech, divora romanzi di fantascienza di serie B e brama anche il più piccolo gadget elettronico. Ha il suo stile d'abbigliamento, il geek chic, qualcosa a metà tra il teenager e l'ingegnere.
I geek parlano secondo un geek code e riescono anche a fare battute di geek humor. Invece di nessun luogo è come casa un geek direbbe nessun luogo è come 127.0.0.1 (quei numeri sono l'indirizzo web primario di qualunque pc in rete). Sì, solo un geek potrebbe ridere.
Ma ci sono anche lati oscuri: il geek più feticista potrebbe rivelarsi incline alla tecno-sessualità, cioè all'attrazione sessuale verso androidi o robot, oltre a tendenze maniacali e sociopatiche, patologie molto diffuse online che non hanno bisogno di dizionario per essere comprese. Per non parlare di cyber-stalking, phishing e spam – termini purtroppo sempre più noti al grande pubblico vittima di truffe e vessazioni online.
Internet vuol dire una rete aperta dove si formano relazioni. È il nuovo mondo del terzo millennio, ancora da esplorare e colonizzare. Perciò ha bisogno di nuovi nomi. Tanti sono allegri e colorati. Altri meno. Capirne il senso vuol dire capire le vite e le storie che li hanno coniati.