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Società & Tendenze

Gianluigi Falabrino: il ricordo del grande pubblicitario

 
Nato a Genova, ha vissuto a Trieste e Milano. Giornalista e scrittore, era specializzato nella storia dell'advertising
 
   

     
28 luglio 2010
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di
Antonella
Viale
   
Gianluigi Falabrino
 
BIOGRAFIA

Gianluigi Falabrino nasce a Genova nel 1930 compie gli studi a Trieste dove si laurea in filosofia con 110 lode. Dal 1959 al 1967 dirige la rivista culturale Diogene, dal 1968 al 1974 fa parte del comitato di redazione di Critica Sociale, allora diretta da Giuseppe Faravelli.

All'attività giornalistica, associa negli anni la missione didattica che svolge in molti Atenei, fra cui l'Università di Genova, Torino e Milano e la consulenza in ambito imprenditoriale.

Si specializza in storia della pubblicità e dal 1988 è membro del Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria. Dal 1992 è vicepresidente della Scuola di giornalismo Walter Tobagi. Nello stesso anno entra a far parte del Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Nel biennio 1994-95 dirige il mensile Il Mondo Nuovo rivista di cultura e politica.

Suoi molti volumi indispensabili sull'advertising, quali Effimera&Bella, Silvana Ed, 2001 e sulla comunicazione politica come I comunisti mangiano i bambini, Garzanti, 1994.

Questa foto pare proprio da necrologio, e sia, non ne ho trovate altre e ci tengo a fare vedere a tutti una faccia buona, che si indovina pronta al sorriso, spesso alla risata, uno sguardo intelligente, acuto, con certi guizzi di ironia o divertimento puro che niente può nascondere, né gli occhiali, né una foto di circostanza. Non riesco mai a rendere giustizia alle persone che amo con la scrittura, mi manca il distacco indispensabile. E tuttavia ho scritto tanto poco di Gianluigi - non per mia scelta - che mi sento di dovergli un congedo pubblico e poi ho voglia di piangerlo un pochino insieme a chi lo ha conosciuto e chi avrebbe voluto conoscerlo.

Gianluigi aveva il cancro e - a parte lui - sapevamo tutti che sarebbe morto. Non è un lutto che ti lascia attonito e incredulo. Ma il vuoto si sente lo stesso. Già.
Siccome sono stufa della gente che valuta le persone da ciò che 'hanno fatto nella vita' -a meno che siano ricche, allora passa tutto - mi limito a dire che è stato un pubblicitario importante, un buon giornalista, un discreto scrittore, un grande storico della pubblicità, un ottimo accademico e rimando alle prime due voci di Google chi voglia saperne di più. Così vedrà che è stato importante. Gianluigi è stato un uomo che sapeva conciliare un ego titanico con una generosità altrettanto indistruttibile; un'etica del lavoro impeccabile con momenti difficili in cui la senti vacillare ma resisti; una tenacia nel raggiungere gli obiettivi con slanci di entusiasmo quasi infantili, a cui sapeva abbandonarsi senza dimenticare di essere adulto.

Ha vissuto tutte le contraddizioni di tempi via via più difficili schivando tranelli e continuando il suo cammino. Insieme a Franca Cigola, che stava al timone dell'azienda -una delle sue ultime creature - mentre lui viaggiava da un'università all'altra, dalla casa di Milano a quella di Cervo, da un libro da scrivere a quello che stava ancora scrivendo. Gianluigi è stato il mio direttore in uno degli ultimi tentativi di creare un periodico indipendente, politicamente schierato e molto attento alla cultura. Il mondo nuovo, si chiamava, e sono orgogliosa di avere dato il mio contributo a un'impresa nobile, ahimé preveggente, destinata al naufragio.
Non gli ho reso giustizia, lo sapevo già, non sono riuscita a ritrarlo come avrei voluto. Pazienza, è la mia condanna, peccato che le vittime siano le persone che più amo.

 
 
 
 
 
 
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