The Road
DRAMMATICO, 111




Riduzione del romanzo di Cormac McCarthy vincitore del premio Pulitzer. In un mondo devastato da una catastrofe climatica, un padre (Viggo Mortensen) e suo figlio viaggiano verso il mare. Li circonda una natura arsa e moribonda, un cielo pallido e un'umanità derelitta, condannata al cannibalismo. Ad aspettarli oltre le montagne e il gelo, apparentemente, non c'è niente.
Il film, così come il libro, racconta una storia talmente dura che è stato distribuito a fatica e in ritardo ovunque. Pur racchiudendo lo stesso messaggio del libro - carità e rispetto sono ciò che ci rende umani e vanno preservati in qualsiasi condizione - e ripetendone la struttura, il film ne perde però il ritmo e i tempi, e a tratti appare svuotato di ragioni. Il cast è completato da Robert Duvall, in un cameo da pelle d'oca, e da Charlize Theron, che compare solo in flashback.
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Sex and the City 2
COMMEDIA, 146




Tornano in sala Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, per rincuorare le fan orfane del serial televisivo. Nella seconda puntata per il grande schermo, Carrie si appresta a festeggiare il primo anniversario di matrimonio con Big, proprio mentre in libreria esce il suo libro dedicato al grande passo. Purtroppo tra le mura domestiche le cose sono a un punto morto: lui ama i film sotto le coperte e i pasti take-away, lei invece salterebbe da un party all'altro e non sopporta la quiete. Arriva provvidenziale a separarli una vacanza ad Abu Dhabi, su invito di uno sceicco. Qui però Carrie si imbatte nella sua vecchia fiamma Aiden e la situazione rischia di precipitare.
Il realismo del film è paragonabile a quello di Transformers 2: il lusso nel quale le protagoniste sguazzano ha ormai tracimato e il contesto è puramente fiabesco. Le volgarità gratuite naturalmente non si contano: alcune fanno sorridere, altre sono stucchevoli. Ma quel che spiace di più è l'arroganza di certe trovate populiste, come quando Samantha si mette a sbandierare orgogliosa preservativi e reggiseno in mezzo a un gruppo di musulmani esterefatti.
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Le quattro volte
DOCUMENTARIO, 90




Da non perdere l'opera seconda di Michelangelo Frammartino (Il dono), appena passato a Cannes nella Quinzaine des Realisateurs. Una parabola laica, ambientata tra le colline calabresi, in cui si racconta per immagini (dialoghi e musiche sono pressoché assenti) il ciclo della vita, che indefinitamente muta forma e concetto, eppure resta uguale a se stessa.
Vediamo dapprima un pastore che tenta di curare la propria tosse, forse una polmonite, versando nell'acqua che beve la polvere raccolta tra i gradini di una chiesa. Poi la nascita di una capretta: il parto, i passi incerti, i giochi nella stalla, fin quando finisce per perdersi nei boschi. L'albero sotto cui si ferma a riposare, che viene abbattuto e diventa il palo della cuccagna in una festa di paese. E infine la legna da ardere, e il fumo che sale al cielo, ottenuti da quel palo. Una fiaba che è anche un documentario, ovvero l'esito migliore cui può aspirare il cinema.
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The Last Station
DRAMMATICO, 112




Micheal Hoffman (Un giorno per caso, Il club degli imperatori) racconta gli ultimi giorni di vita di Lev Tolstoj (Christopher Plummer), conteso tra i compagni di ideologia e la moglie (Helen Mirren) mentre è gravemente malato. I primi vorrebbero che nel testamento cedesse i diritti delle sue opere al popolo russo. Mentre la donna, poco interessata alla politica, vede nella donazione un tradimento, sentimentale ancor più che economico. Quasi che, dopo una vita assieme, il marito le avesse rivolto le spalle per abbracciare una massa di sconosciuti.
Un melò sincero e commovente, che ricorda come sia necessario usare moderazione anche e soprattutto nel sostenere i propri ideali (Tolstoj non fa che ripetere ai suoi fedelissimi: «siete molto più tolstojani di me»).
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La Regina dei Castelli di Carta
THRILLER, 148




Terza e ultima parte della saga creata da Stieg Larsson, nella versione cinematografica svedese. Intanto in America pare sia iniziata la pre-produzione del remake, con David Fincher alla regia e Brad Pitt protagonista (l'accoppiata di Seven, Fight Club e Il misterioso caso di Benjamin Button). Non si sa invece ancora chi sarà la nuova Lisbeth. Quella vecchia, interpretata da Noomi Rapace, qui si ritrova ancora una volta alle prese con i servizi segreti deviati svedesi e, più in generale, con la angherie di una società prevaricatrice e misogina. Al suo fianco, naturalmente, c'è l'integerrimo giornalista interpretato da Michael Nyqvist. Il regista è lo stesso della seconda parte, Daniel Alfredson, e si vede: il risultato è arido e sciatto.
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