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società & tendenze  >  Lo Psicologo risponde

Famiglia, casa e lavoro: è dura essere donna

 
Una giovane mamma stanca della sua vita. Il figlio, il marito, la mamma, la suocera. La parola allo psicologo: «non ci si può dedicare agli altri senza pensare prima a noi stessi»
 
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12 marzo 2010
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di Marco Ventura *
   
donna urlante

Dottore, sono esaurita!
Nel vero senso del termine, ho finito le pile. Ogni tanto mi faccio una dose di vitamine, e va un po' meglio, ma mica tanto.
Ho 33 anni, un figlio di tre, un marito, un lavoro part-time, una casa da pulire, ho da cucinare e da pensare a cosa cucinare. Devo ricordarmi tutti gli impegni - pediatra, dentista, ginecologo - e, grazie al Cielo, esistono i computer e i calendari!
Devo cercare di essere sempre allegra per creare un buon clima in famiglia, mio marito è distrutto quando non mi vede tranquilla. Non gli devo far pesare l'incidente che ha avuto, ha distrutto la macchina (fortunatamente, non si è fatto niente); dobbiamo organizzarci solo con la mia auto, e devo fare le corse dalla mattina alla sera.

Se chiedo un favore a mia suocera, mi si piazza in casa a dettar legge, e se chiedo un favore a mia mamma, me lo rinfaccia per tutto il mese. Però non devo far vedere che mi offendo, perché sennò se la prendono e ci stanno male (loro!). Ogni tanto mangio una confezione di cioccolato, almeno mi ricarico un po' e mi tiro su il morale, ma così ingrasso.
Vorrei ritagliarmi un po' di tempo per correre, per dimagrire oltre che per svagarmi, ma è dura. Mi sveglio alle 6.30, torno a casa alle 13, e dalle 13 alle 15 sistemo casa, così poi posso star dietro al bambino, fino alle 21, quando andiamo a letto (non dorme senza di me, e tanto anche io sono stanca).

Mi adatto: a non disturbare le nonne, a non disturbare mio marito con eccessi di malumore, a non disturbare il bambino con ansie e nervosismi, a non disturbare a lavoro dove sono sempre presente e puntuale. Così il bambino crescerà, mio marito si sistemerà con il lavoro, ed io, sicuramente, dovrò star dietro alle nonne che si saranno rimbambite nel frattempo, restituendo loro tutto l'amore che mi hanno dato.
Mi dirà che dovrei ritagliarmi uno spazio, ma come? Ho provato a chiedere a mio marito di tornare prima, una volta ogni tanto, e in effetti, in tre anni, un paio di volte ci sono riuscita ad andare due ore all'Ikea.
Sono stanca, e non gliene frega a nessuno!
Grazie per aver letto, saluti.


Guardi,le assicuro che lei ha tutta la mia solidarietà e mi rendo conto che lei si senta esaurita. Così, vorrei riuscire a darle un piccolo aiuto senza aumentare il suo carico di lavoro.
Allo stesso tempo anche io avrei qualcosa da chiederle: vorrei che lei riuscisse a trovare cinque piccoli minuti per sedersi, magari al tavolino di un simpatico bar, ordinare una cioccolata calda e mentre aspetta che si raffreddi pensare, serenamente, "ma chi me lo fa fare?". E stare ferma in silenzio ad aspettare, ovviamente senza darsi subito la risposta.

Nella fretta si cercano scorciatoie, si fanno e si dicono cose stereotipate e invece, alla sua domanda, serve una risposta che potrebbe essere più profonda e complessa di quanto non sembri. Perché, cara 33 enne, lei fa davvero molte cose. E, purtroppo, molte di queste sono superflue, se non addirittura controproducenti. E sarebbe molto meglio non fare anziché buttarsi a capofitto in tutto.
Cosi, mentre aspetta di bere la sua cioccolata, le vorrei ricordare che non c'è scritto da nessuna parte che lei si debba preoccupare, cosi tanto, di tutto. Regali? Compleanni? Ricorrenze? Nulla di vitale. Fare da mangiare? Quello che si può. La spesa? Suo marito. Lui non può? Ok una volta ciascuno. Idem per il figlio. Siete o non siete due genitori?
Ah, suo marito si preoccupa se non la vede contenta? Beh, che la stupisca con gli effetti speciali se no ha ragione a preoccuparsi perché la colpa è proprio sua (di lui) e dovrebbe (sempre lui) impegnarsi anziché lagnarsi .

Potrei andare avanti cosi per pagine e pagine. Ma il succo è sempre lo stesso: lei è una e può fare bene solo una cosa per volta, o benino due cose o male tre e cosi via. Adesso lei è madre, moglie, amante, crocerossina, segretaria, lavoratrice, colf, e figlia devota. Se c'è qualcuno che pensa che si possa fare bene tutto questo di sicuro vuole che sia qualche d'un altro a farlo e, come minimo, è in malafede. E resta ancora il fatto che per pensare agli altri dobbiamo essere in grado di pensare a prima noi stessi. E nessuno può dire che questo è egoismo, anzi.

Ecco! Adesso si beva la sua cioccolata, e senta quanto è buona. Non ha niente da fare di più di ciò che fa. O forse si: ritrovarsi, tra, qualche giorno a riflettere per altri 5 minuti davanti ad un'altra tazza di cioccolata fumante.
Saluti,
Ventura


* psicoterapeuta
 
 
 
 
 
 
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