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Spettacoli

Max Gazzé: vi ricordate La favola di Adamo ed Eva?

 
Nella seconda metà degli anni Novanta, la consacrazione del cantautore romano. Cresciuto musicalmente all'estero, portò un'ondata di novità al pop italiano
 
   

     
4 marzo 2010
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di Simone Nocentini
   
Max Gazzé
Max Gazzé

Credo di notare una leggera flessione del senso sociale / La versione scostante dell'essere umano che non aspettavo / cadere su un uomo così divertente ed ingenuo da credere ancora / alla favola di Adamo ed Eva (La Favola di Adamo ed Eva, 1998)

La flessione del senso sociale?
Sì. Proprio quella.

Di Max Gazzé ricordo un memorabile concerto al compianto Fitzcarraldo di Genova, pochi mesi prima della conclamazione del suo successo a Sanremo 1999. Nell'intimità della piccola sala dove suonava, Giorgio Baldi, suo chitarrista e gestore dello storico Il locale romano in cui era fermentata l'intellighenzia musicale capitolina dei secondi anni '90, favorì agli occhi miei e di un amico la tastiera della chitarra, per permetterci di capire finalmente gli accordi di Cara Valentina ai quali noi, chitarristi dilettanti, non eravamo riusciti ad arrivare.
Anedottica a parte, La Favola di Adamo ed Eva sarà (se non lo è già) uno dei dischi che più si ricorderanno tra quelli pubblicati in quella seconda metà degli anni '90. Lo si capisce, se non altro, dai commenti ai video su YouTube, che tralasciano l'entusiasmo fanatico per ragionare con intelligenza dei temi affrontati nei testi.

Di Max Gazzé, che è cresciuto musicalmente all'estero, dal Belgio alla Francia del Sud (e si sente), si iniziò a parlare (e ad ascoltare) nel 1997, quando appunto Cara Valentina, nel cui fortunato video recitavano Federico Zampaglione e Daniele Silvestri, conquistò l'airplay, con quell'incedere in due quarti in levare ed un testo (a primo ascolto) surreale e un po' strampalato.
L'anno dopo, sotto la regia di Riccardo Sinigallia, fu la volta di Vento d'Estate, cantata in coppia con Niccolò Fabi e vincitrice del Disco Per l'Estate. Il sorriso sornione di Max - con il suo baffetto alla D'Artagnan - ci divenne familiare, così come la sua musica: dopo il successo dei singoli, nell'ottobre del 1998 venne pubblicato quel suo secondo, fondamentale, album.

Musicalmente Max Gazzé confeziona un sound molto particolare, un pop rock dal gusto nuovo ed originale, per l'Italia: il suo basso delinea l'ordito su cui le chitarre circolari di Baldi si intrecciano con le melodie ed i suoni estratti da tastiere ludiche; il tutto costruisce un wall of sound inedito e convincente. Allo stesso modo le atmosfere più intime sono caratterizzate da una coloritura pop di alta qualità, devota all'estetica e alla sorpresa.
Ma la sfida più importante è quella dei testi, scritti in coppia con il fratello Francesco ed illuminati da qualche collaborazione (Lucio Morelli e Daniele Silvestri). A cavallo costante tra ironia surreale e introspezione, scandagliano con lucidità la crisi dell'uomo contemporaneo (L'Amore Pensato, Nel Verde, Autoironia, Colloquium Vitae, scritta e cantata con Mao).

Lontani dalla denunciata indignata di Quelli Che Benpensano, i fratelli Gazzé giocano tra il sarcasmo ed il disincanto con le consuetudini imposte dalla società: dalla stessa La Favola di Adamo ed Eva (dove si mettono sotto un'ironica lente d'ingrandimento i sintomi più evidenti della "flessione del senso sociale", appunto, con un video declinato sull'epopea consumistica di una coppia in lotta per l'acquisto di un'auto) a Come Si Conviene (come si conviene / farò di tutto per parlare / come si conviene / di soldi e di politica). C'è spazio anche per un paio di brani (L'Origine del Mondo e Raduni Ovali) dove la poetica dei fratelli Gazzè si declina nella descrizione di una visione caotica e per nulla deterministica del mondo e della natura.

Il suono e le parole di Max Gazzé conquistarono il pubblico nel cuore e nella mente: il passaparola e la videografia sempre azzeccata decretarono un successo tale che, quando nei primi mesi del 1999 approdò a Sanremo Giovani, dopo le selezioni dell'ottobre dell'anno prima, fu con la caratura di un big. Ma anche lì non si accontentò di fare una comparsata: la sua Una Musica Può Fare, è un giocoso meccanismo sonoro che ironizza sul ruolo salvifico della canzonetta, con un testo condito di allitterazioni e assonanze che portò una ventata di ironia e divertimento sul palco dell'Ariston.
Quella fu un edizione del Festival molto particolare, in cui non solo Max Gazzé arrivò sul palco di Sanremo Giovani già benedetto dalla popolarità commerciale: a vincere, infatti, fu un altro, seppur diversissimo, figlio di quella felice scuola romana. Ma questa, come sempre, è un'altra storia.

 
 
 
 
 
 
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endymion_75
Mi ricordo di quel concerto al Fitzcarraldo.... era l'ottobre del 1998...
Nel pomeriggio incontrai Max per un'intervista Radiofonica... una chiacchierata di un paio d'ore in cui si dimostro, oltre che un ottimo paroliere, anche uno di immensa disponibilità confermata negli altri incontri genovesi.
Le sue canzoni continuano ad essere anche oggi multidimensionali. Nel suo ultimo disco, ad esempio, sull'analisi del'Evo dopo il Medio ci si potrebbe compilare un volume sulle citazioni... davvero uno dei migliori talenti italiani degli ultimi 15 anni.
04/03/2010 09:44
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