Scioccante la notizia dell'arresto del regista iraniano Jafar Panahi, prelevato con tutta la famiglia dalla sua casa a Teheran la notte del primo marzo.
Panahi è noto soprattutto per il suo film di denuncia Il cerchio, premiato con il Leone d'oro a Venezia nel 2000, e per la sua attività di sensibilizzazione in particolare verso la condizione femminile in Iran. Ne è un esempio il suo ultimo film Offside, Orso d'argento al Festival di Berlino nel 2006.
Gli organi di informazione dell'opposizione riportano quanto ricostruito dal figlio Panah, che non si trovava col padre al momento dell'arresto: alcuni agenti dei servizi di sicurezza avrebbero fatto irruzione nella casa del regista durante la cena, a cui stavano partecipando moglie, figlia e una quindicina di ospiti, principalmente registi e attori iraniani. Tutti i presenti sarebbero stati arrestati, la casa perquisita per ore e sarebbero stati sequestrati il computer di Panahi e altro materiale personale.
Già nell'estate scorsa il regista era stato arrestato per aver preso parte a una commemorazione di Neda Aqa-Soltan, la ragazza tristemente nota per essere rimasta vittima degli scontri durante le manifestazioni post-elettorali. E a febbraio gli era stato negato il visto per andare al Festival di Berlino.
Provvedimenti come questo arresto, che a noi appaiono tanto assurdi da sembrare scene tratte da un film piuttosto che realtà, fanno parte della sempre più stretta censura contro ogni tipo di informazione e manifestazione contraria al regime di Teheran.