I tempi cambiano: Alice continua a guardare gli Stregatti, ma nel frattempo è cresciuta. Nell'atteso film di Tim Burton, in uscita mercoledì 3 marzo, la protagonista dei due romanzi di Lewis Carroll non è più una bambina incosciente - capace di trasfigurare l'orrore in farsa, grazie ai suoi occhi e al suo animo vergine - ma una teenager consapevole e agguerrita, una diciannovenne decisa a tener in mano le redini della propria vita in un contesto ostile. La storia, rivista e ripensata completamente da Burton, racconta infatti di un Sottomondo in cui due regine sorelle si contendono il potere: una dispotica e malvagia, e una dolce e pacifica, cui il regno è stato usurpato. In compagnia dei noti compari (il Cappellaio, lo Stregatto e gli altri), Alice lotterà per riportare l'ordine.
Le ragioni dei cambiamenti sono molte. La prima è senz'altro la necessità di Tim Burton di agire sul testo senza dover legare la propria fantasia e le proprie intuizioni ai confini di una trama arcinota. La seconda deriva dalla volontà di accrescere l'importanza narrativa e la presenza in scena di due personaggi di contorno, che in questo caso sono la vera forza propulsiva e immaginifica del film: lo Stregatto - interamente realizzato in digitale -, e naturalmente il Cappellaio di Johnny Depp, su cui è stata incentrata tutta la promozione del film. Pur incarnato dall'attore, è ritoccato anch'esso in modo evidente dalla computer grafica: il suo volto si colora e decolora a seconda dello stato d'animo e gli occhi crescono a dismisura sul viso.
L'alterazione delle forme, tratto tipico della fiaba di Carroll, è palese anche nel personaggio della perfida Regina Rossa (Helena Bonham Carter, moglie di Tim Burton), caratterizzato da una testa gigante, una bocca minuscola e delle gambette corte e nervose. La fronteggia, in un ruolo nuovo di zecca e totalmente apocrifo, la Regina Bianca Anne Hataway (la stagista de Il diavolo veste Prada), che ha un design molto più convenzionale.
Le varianti non si limitano tuttavia all'aspetto grafico dell'opera: la nuova consapevolezza di Alice la rende un'eroina femminista, una sorta di giovane rivoluzionaria decisa a portare pace, ragionevolezza e giustizia in un mondo dominato dal caos/guerra. In questo modo l'astrazione di matrice matematica - e dunque metafisica - dell'originale, si connota di una ben più concreta aura politica.
Il resto è azione: tanta, frenetica e coloratissima, come si conviene all'immaginario del regista di Beetlejuice. Perfino troppa, tanto che molti dei critici che hanno visto il film, dalle due parti dell'oceano, hanno storto il naso. A ribadire che la statura del Tim Burton autore resta questione tutt'altro che risolta, tra fan sfegatati e minoranze di perplessi (tra cui il sottoscritto).
Discorso a parte per il 3D: il film non è stato concepito dall'inizio per valorizzare le potenzialità ludiche della tridimensionalità, bensì è stato ripensato e "ripassato" in tal senso in un secondo momento. Quanti già, dunque, non erano rimasti soddisfatti dal basso numero di trovate stereoscopiche a effetto di Avatar, qui resteranno ancor più scontenti.
Si ribadisce in pratica una tendenza ormai evidente: più che strumento per trovate da luna park (come una pallina lanciata verso il pubblico che sembra uscire dallo schermo), il 3D mira a creare un nuovo standard della percezione visiva al cinema. Vedremo quanto e se durerà.