Benicio del Toro in 'Wolfman'
Wolfman
HORROR, 102
   
Nella fredda Blackmoor, striminzito avamposto di campagna dell'Inghilterra vittoriana, si aggira di notte un killer implacabile. Aggredisce e dilania le sue vittime in un battito di ciglia, tanto che nessuno sa decidersi se si tratti di uomo o animale. Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), tornato al manero di famiglia per indagare sull'omicidio del fratello, ben presto si trova faccia a faccia con la creatura e viene morso al collo. È l'inizio della mutazione che lo tramuterà in licantropo.
Il film è il remake del classico Universal L'uomo lupo del 1941, un aggiornamento del mito del licantropo ai modi (leggi: uso e abuso della computer grafica) e ai gusti (leggi: azione frenetica, dialoghi scarni, sangue e viscere in quantità, rigurgiti neo-edipici) del tempo che corre. Neoclassico - non postmoderno come i lupi mannari americani di John Landis o Mike Nichols - con tutto il corredo di nebbie fitte, folli dottori e angusti vicoli londinesi che ci si attende, il film solleva una questione ovvia: ha senso un rifacimento che non apporta alcun valore aggiunto all'originale che non sia puramente linguistico? Abbiamo necessità di farci spiegare (ancora) la natura doppia e ferina dell'uomo civilizzato, e per di più per tramite di un blockbuster che usa il sonoro come un bastone? Mi sa di no.
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Che fine hanno fatto i Morgan?
COMMEDIA, 103
   
Meryl e Paul Morgan (Sarah Jessica Parker e Hugh Grant) sono separati e a un passo dal divorzio. Newyorkesi di successo - avvocato lui, immobiliarista lei - sono schiavi della tecnologia e del loro tran tran professionale. Una sera, dopo uno sfortunato tentativo di riallacciare la loro relazione, assistono a un omicidio, divenendo così a loro volta bersaglio del killer. Per proteggerli, la polizia li obbliga a una forzata trasferta in Wyoming, ospiti di uno sceriffo di montagna e di sua moglie. L'imprevisto servirà a riavvicinarli.
Stessa storia, ma virata in commedia, del recente thriller Killshot con Mickey Rourke e Diane Lane. Un'elegia abbastanza pedante del sacrificio come collante delle relazioni matrimoniali. Per fortuna c'è di mezzo la coppia Mark Lawrence/Hugh Grant, addirittura alla quarta collaborazione dopo Mickey Occhi Blu, Two week notice e Scrivimi una canzone. E anche se molti critici storcono il naso, bisogna dire che l'umorismo tutto cerebrale di Grant - che mette in fila almeno mezza dozzina di battute da ricordare, senza una sola volgarità -, è corroborante, ed eleva il film parecchie spanne sopra a prodotti osceni (letteralmente) come Ricatto d'amore o La dura verità.
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Promettilo!
DRAMMATICO, 126'
   
Il giovane Tsane vive con il nonno in un paesino delle colline serbe talmente piccolo da contare in tutto una decina di abitanti. Quando il vecchio sente avvicinarsi gli ultimi giorni, manda il ragazzo in città, per vendere una mucca e trovare una moglie. Più facile a dirsi, perché una volta giunto a destinazione il giovane si ritrova insidiato da piccoli briganti e dalla banda di un boss arrapato e megalomane (Miki Manojlovic).
Era passato a Cannes nel 2007 per poi sparire, l'ultimo film di Emir Kusturica (se escludiamo il documentario su Maradona). Sbuca soltanto ora nelle nostre sale grazie alla One Movie, ma è comunque cosa di cui rallegrarsi. Fiaba surreale tutta giocata sul cliché comico del campagnolo inurbato, Promettilo! è una parabola morale con accenti bucolici che verrebbe da associare ai cartoon di Hayao Miyazaki, perché racconta i paradossi e le barbarie della modernità (serba, in particolare) con sguardo attento ma senza un'ombra di cinismo. Da recuperare.
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