Probabilmente ti avrà incuriosito quel ragazzo scapigliato, dall'area sempre spaesata come se avesse appena messo piede su suolo alieno. E se hai ascoltato con attenzione i testi delle sue canzoncine magari ne hai poi intravisto la profondità, sebbene nascosta fra le pieghe di un linguaggio molto semplice e pieno di immagini.
Se così è, allora potresti aver voglia di leggere Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino (Bompiani, 2009, 133 pp, 14 Eu); se così non è, allora io ti consiglio di farlo per almeno due ragioni. La prima è che non ha pretese. La seconda è che, pur non avendo pretese, fa un certo effetto e si distingue. Resta impresso. Parti con un Vabbè, sentiamo cos'ha da dire quello sconclusionato di Tricarico, e lui alla prima pagina ti mozza il fiato parlando dell'invisibile. L'invisibile è l'antidoto al visibile, dice, insieme a tante altre cose in bilico tra poesia e filosofia.
Poi di punto in bianco sbatte lì una parolaccia, o anche due, o magari cambia discorso, lasciandoti spiazzato. Come rimani spiazzato quando, voltata pagina, ti ritrovi l'inserto illustrativo più inverosimile che mente umana forse abbia mai concepito, ossia puerili disegnini osceni, accoppiamenti ed organi genitali in tutte le salse. Sarà perché una volta le spie mettevano importanti messaggi segreti tra le pagine di giornali pornografici: l'animale guarda la pornografia; lo stratega il messaggio? Certo è che ti devi concentrare sul messaggio, difficilino da decifrare. Potrebbe però valerne davvero la pena, ed in certi momenti te ne accorgerai.
Segui le elucubrazioni di quel ragazzo scapigliato, e se è vero che tra il genio e il folle, ciò che cambia è il successo... passaparola. Non foss'altro che per aiutarlo ad affrancarsi da un imminente futuro in camicia di forza.