Katie e Micah sono una giovane coppia che si trasferisce in un villino a due piani, in un quartiere residenziale di una città non meglio precisata. Lei è disturbata sin da piccola da un'impalpabile presenza notturna, ma il fidanzato stenta a crederci. Dopo il consulto con un medium che afferma di avvertire la presenza di un demone, Micah decide di puntare una telecamera sul loro letto matrimoniale e lasciarla accesa tutta la notte. Le registrazioni mostreranno fenomeni via via più inspiegabili e agghiaccianti.
Presentato come la messa in visione di vero materiale di repertorio delle autorità (real cinema), a seguito di un crimine di cui inizialmente non sappiamo nulla, Paranormal Activity riutilizza l'intero repertorio-marketing di The Blair Witch Project: la fondazione neo-mediatica di una leggenda metropolitana funziona perché il video è davvero povero e davvero spaventoso, secondo il principio universale che è negli spazi vuoti, nell'assenza di immagine, che proiettiamo le nostre paure ancestrali.
Tutto questo non basta ovviamente a spiegare le dimensioni del successo - 107 milioni di dollari incassati in America, a fronte di un prodotto che ne è costati 15.000 -, che va invece ricercato in alcune buone intuizioni antropologiche del regista Oren Peli: le infestazioni demoniache spaventano più di quelle spiritiche, poiché si legano agli archetipi religiosi, prima che a quelli fiabeschi; e il sonno è il luogo dello spavento supremo, poiché è la condizione dell'assoluta mancanza di controllo.
Se vi piace il genere, un altro film che vi garantirà terrore a lunga scadenza è L'esorcismo di Emily Rose.