Tredicesimo giorno a Shanghai
Ti manca una sedia? Scendi in strada, perché potrebbe passare un ambulante, col lungo carretto stracarico di sedie in bambù e paglia, trainato a mano con le stanghe.
Hai sete, sei in debito di calorie? Fermati al banchetto carico di canne da zucchero: spremute con un torchietto producono un bicchiere di succo dolce e gustoso.
Fame o voglia di qualcosa da sgranocchiare? Il venditore di verdure all'angolo ha una specie di stufa economica su ruote e ti arrostisce due patate dolci, se vuoi.
Servono altre posate per offrire un pranzo a tanti ospiti? Fai una sosta dal vecchietto che col suo carretto gira il quartiere vedendo solo bacchette.
Vuoi stendere la biancheria (te l'avevo detto che sarebbe diventato un serial!) e non hai posto? Se vicino alla tua finestra passano i cavi della luce, appendi lì i tuoi panni!
Tutto questo è Doulon lu.
Vuoi decorare una parete o augurare la buona fortuna ad un amico? Vai dall'anziano artista, che ti dipingerà ad acquarello un mare di caratteri: potrai portarli via arrotolati o inquadrati, perché la sua bottega è fornitissima di cornici da montare. Ti darà pure il suo biglietto da visita, dipinto a mano, e se li avrà finiti, ne creerà uno sotto i tuoi occhi, così vedrai nascere infinite canne di bambù piegate dal vento. È simpatico, parla solo cinese, in continuazione, e si spiega benissimo: per i dettagli tecnici ed i significati, poi, ha un libretto con le traduzioni in inglese; ti darà anche il suo numero di cellulare, per gli ordini futuri, ma non sai bene in che lingua dovrai farli. Tutto questo è Doulon lu, strada di case in pietra stile shikumen, un po' fuori dal giro turistico classico: qui abitano alcuni indigeni veri.
Puoi assistere ad una partita a scacchi cinesi, e scoprire che con il libro e il gioco che hai regalato per Natale a tuo figlio hai fatto centro, perché lui guarda e ti annuncia lo scacco matto prima ancora che si verifichi. Puoi comprare dei cucchiaini di legno bellissimi a quindici centesimi di euro in una bottega gestita da un anziano signore ed una ragazzina dolcissima che parla bene inglese. Puoi incuriosirti e sconvolgerti davanti a questi ‘magazzini' a piano terra dove la gente vive, vende e cucina per vendere: le condizioni igieniche appaiono terribili, ma è pieno di avventori sorridenti. Puoi osservare le merci esposte, tutte commestibili, e scoprire che sapresti riconoscere al massimo il cinque per cento dei prodotti.
Tutto questo è Doulon lu, non globalizzata, assolutamente meravigliosa: è come un suk, piccolo, ma pieno di vicoli; il meglio è che non devi temere per la borsa e guardarti attorno guardingo e preoccupato, perché gli abitanti sorridono e ti notano appena, con simpatia: sei tu che cammini in punta di piedi, per non profanare il loro mondo.
Poi esci, e sei ancora in mezzo ai grattacieli. Forse hai sognato.
Quattordicesimo giorno a Shanghai
L'apribottiglie (cioè la Financial District Tower) è un grattacielo di 497 metri, fatto proprio come lo immagini mentre ne parlo: ad apribottiglie. Da sotto sembra molto alto, ma solo quando ci sei sopra ti accorgi di quanto sia più alto degli altri circostanti: sembra di stare in piedi a guardare un plastico dell'autoscuola, di quelli con le macchinine piccole piccole, le casette, i semaforini.
E sotto i piedi, sul View Deck, hai il pavimento in vetro, così puoi vedere bene fino a terra. La Jin Mao, che è fatta come una torre di Lego, è lì sotto, ben più sotto, e pensare che fino a due anni fa era lei la regina del cielo... Guarda su e scuote la testa di fronte all'arroganza della nuova venuta: c'è poco da ridere, caro apribottiglie! Lo vedi quel buco che ti hanno appena fatto accanto? Tu non ci fai caso, ma lì, in capo ad un anno, spunterà un cavatappi (sì, proprio fatto ad elica) che ti surclasserà coi suoi 600 metri, e non sarai più cosi' tronfia!
Shanghai assomiglia proprio ad un campionario di architettura; osservare la forma delle sue torri sbriglia la fantasia (ce n'è una che sembra una mantide religiosa a zampine unite, una che pare una testa coronata, una fatta a pennino di stilografica, una che sembra si stia gonfiando fino a scoppiare) e rende irripetibile lo skyline cittadino.
Ma anche la metropolitana è un capolavoro di ingegneria ed organizzazione: pulitissima, con indicazioni ed annunci in inglese, e - soprattutto - dotata di metal detector, nei quali è obbligatorio far passare i colli ingombranti. Memore degli attentati nelle metro di mezzo mondo occidentale, la Cina -nonostante la polizia vigili molto, la criminalità sia poco diffusa e le pene siano severe,- è tra i primi paesi al mondo a dotarsi di controlli di sicurezza così seri nella metropolitana.
Ancora una volta, ho l'impressione che il singolo conti poco (esattamente un miliardesimo e mezzo della popolazione), ma la collettività sia molto importante: ci sono cantieri aperti dovunque, del tutto privi di segnaletica, con buchi tremendi in mezzo alla strada, ferri che spuntano dal marciapiede, lastre di pietra smosse, ma la politica in tal senso pare essere: solo gli scemi si fanno male; i furbi stanno attenti: selezione naturale, che volete farci?
Però un incidente sui treni avrebbe implicazioni sulla collettività e quindi va -giustamente- prevenuto ad ogni costo.
Metropoli che vai, mendicanti che trovi: e qui com'è? Qualcuno si incontra, ma non molti davvero: sono quasi tutti anziani, poverini, e sembrano in buona fede, perché sono felici anche di un solo Yuan, ma è ovvio che è alla portata di noi europei dare almeno un euro ogni volta, cioè dieci Yuan: se non l'avessimo, non saremmo nemmeno qui in vacanza, e un anziano va sempre aiutato perché è un individuo socialmente debole.
Fine della predica, ma pensateci e mi darete ragione.