CONCETTI CHIAVE
'I bambini che vivono situazioni di disagio hanno problemi comuni: sono iperattivi e hanno scarsa capacità di attenzione. Sembrano incapaci di concentrarsi e memorizzare, inoltre si comportano male e aggrediscono i compagni. In contrasto con il loro atteggiamento di perenne sfida, si accusano di essere cattivi. Hanno una spiccata tendenza a esagerare le loro manifestazioni d'imbarazzo, a fare i buffoni in tutte le situazioni di stress. Rifiutano apertamente la scuola. I sintomi, pur diversificati, esprimono le stesse ansie: la paura dell'abbandono e il timore di non riuscire a modificare in alcun modo la realtà. Atteggiamenti che possono evidenziare problemi di autostima, insicurezza, disinteresse, e degenerare in vera e propria depressione sono da ricercare nelle prime, fondamentali esperienze di vita, nelle relazioni che si instaurano originariamente all'interno della famiglia'.
RIFLESSIONE SUL CONTENUTO
Questo articolo esprime le problematiche dei ragazzi che sono distrutti da un'aggressività da loro stessi creata. Una mia riflessione molto personale è che molte volte i ragazzi che sono aggressivi e molto vivaci è che perché non fanno sport. La mia idea e consiglio è di far praticare al ragazzo uno sport per scaricare questa tensione, in modo benevolo e costruttivo. Certo, lo sport è fonte di stress per molti ragazzi: bisogna scegliere lo sport più adatto alle proprie capacità; e il genitore non deve stressare il ragazzo se lui non ne ha voglia: è necessario sentirsi liberi di fare le proprie scelte.
ESPRESSIONE DI UN PICCOLA UTOPIA
A scuola sarebbe utile permettere agli studenti di parlare dei loro problemi. La maggior parte dei ragazzi è molto riservata su argomenti personali, dunque il vero compito che potrebbe assumersi la scuola è la risoluzioni dei medesimi problemi, così risolvendo anche la questione della continua aggressività manifestata dai giovani nella società attuale.
PROPOSTA CONCRETA
Ho visto molti casi di violenza nella mia vita scolastica. In alcuni casi ero il protagonista dell'accaduto: anche se sono un ragazzo tranquillo, in molti casi tiro fuori i denti. Una volta ho bisticciato con una professoressa perché mi sentivo oppresso dal suo comportamento nei miei confronti. Dopo mesi ho trovato il coraggio di dire quello che pensavo di lei, così mi sono liberato dal continuo stress e lei da quel momento ha cercato di essere più paziente con me. In casa sono molto tranquillo, forse anche troppo, infatti mia madre dice che non le parlo mai della scuola.
COMMENTO DELL'AUTORE
In realtà quella che sembra un'aggressività creata dai ragazzi (da loro stessi) è spesso - troppo spesso - il risultato dell'incapacità della scuola di proporsi in modo autorevole, rispettoso, empatico: ci comportiamo, noi docenti e dirigenti, come se i ragazzi dovesse adattarsi alla scuola e non viceversa. Molti casi di dolorosa frustrazione, che determinano l'abbandono della scuola da parte di giovani che si reputano, a torto, inadatti allo studio, sono causati dalle modalità di funzionamento dell'organizzazione scolastica che rispondono non ai bisogni formativi dei suoi utenti, ma alle esigenze di funzionamento dell'apparato - ti basti pensare all'orario di distribuzione delle materie (con la frantumazione e l'accatastamento del sapere: docenti specialisti che ignorano l'uno quel cha fa l'altro), alla disposizione dell'aula (tutti seduti, ciascuno per proprio conto, di fronte alla cattedra, per ascoltare docenti che parlano a senso unico, come se si potesse imparare soltanto ascoltando), all'immobilità dei corpi (naturalmente bisognosi di moto), ai compiti a casa (più o meno insignificanti e tediosi).
D'accordo sullo sport, che però non può e non deve essere la valvola di uno sfogo da eccesso di compressione psichica (quella che si realizza quando le energie fisiche e mentali dei ragazzi siano sistematicamente represse).
Ben venga, se possibile, la discussione dei problemi personali (che purtroppo, o per fortuna) nessuno può risolvere per un altro; ma è più importate, e pertinente, evitare di creare ulteriori problemi ai ragazzi, imponendo forme di approccio alla conoscenza mortificanti, insensate e, perciò, discriminanti.
Grazie Nicola.