Quando James Cameron si getta nella mischia l'evento è assicurato. È successo nel 1997 con Titanic, l'ultimo film che ha girato e che gli ha fatto vincere 11 Oscar. Ora, James is back, come direbbero gli anglofoni. Da quando Avatar, la sua ultima mastodontica opera, è uscito nelle sale di tutto il mondo (in Italia da oggi, venerdì 15 gennaio 2010), non si fa che parlare d'altro.
E quando un film si presenta come spartiacque, come qualcosa di cui ci sarà un prima e un dopo, il dibattito è assicurato. Si sta già scatenando, sia sui contenuti che sul contorno. L'ultima notizia al traino del fenomeno riguarda un possibile plagio di cui Cameron sarebbe colpevole. La sceneggiatura, secondo alcuni giornali di Mosca, riprenderebbe il tema di dieci romanzi di fantascienza, scritti dagli scrittori russi Arkady e Boris Strugatsky. Anche il libro Call me Joe, scritto da Paul Anderson e pubblicato nel 1957, risulterebbe molto simile alla trama di Avatar.
Lasciamo alla curiosità il significato di queste notizie, senza crucciarci troppo. Avatar, infatti, porta con sé una serie di novità che non verranno scalfite dallo somiglianza con altre opere.
Ciò che invece ha deluso alcuni i critici è la mancanza di peso della storia, dove invece le suggestioni visive e sonore danno emozioni grandi.
Ma la frase che ricorre abbastanza spesso è: cambierà il cinema dopo avatar oppure no?
Il nostro Giorgio Viaro su mentelocale.it ha scritto che viste le proporzioni dell'impresa, più che cinematografico, Avatar è un fenomeno antropologico. Cioè che non solo cambierà il cinema, ma va ben oltre.
Come ha sottolineato Francesca Baroncelli, intanto Avatar un record ce l'ha già: è il film più costoso della storia. Ed è la pellicola che ha raggiunto il milione di dollari di incassi in meno tempo (circa venti giorni). Voi che ne dite, batterà gli incassi di Titanic (che ha guadagnato 1.850.300.000 dollari)?