Undicesimo giorno a Shanghai
Stamattina gran freddo e nevicata: è rarissimo che succeda a Shanghai, tanto è vero che una legge, credo dei tempi di Mao, ma in vigore anche adesso, prescrive che gli edifici pubblici a sud del fiume Giallo non siano riscaldati. Questo implica ad esempio che gli uffici dei docenti dell'Università godano di un certo tepore (non molto, a causa dell'enorme cubatura e del sottodimensionamento delle bocchette dell'aria), ma che le aule siano gelide, per cui si fa lezione con due gradi, stessa temperatura di mantenimento per gli impiegati delle Poste.
Comunque i cinesi sembrano un popolo felice: gli anziani per strada sono dinamici, i giovani cercano di vestirsi trendy, mangiano al fast food, fanno shopping, sono perennemente attaccati al cellulare e alla Play Station portatile; bambini in giro pochissimi, ma all'uscita da scuola li ho visti, quindi esistono: semplicemente forse non usa andare a passeggio col figlio per mano.
Stamattina siamo tornati al Soft Spinning Textile Market a ritirare gli abiti che avevamo ordinato: la qualità della confezione ha superato le nostre aspettative sia per le giacche (40 Eu l'una) che per le camicie (9 Eu a pezzo) e per i capi in pelle (un cappotto nero da uomo costa 190 Eu circa), tanto è vero che abbiamo ordinato ancora un trench per mio figlio, che ha voglia di un impermeabile serio, ma che poi metterà al massimo tre volte. Però, diciamo che farlo fare su misura, a 600 Yuan (equivalenti cioè 60 Eu), per lui che è alto 1.85, consegnato fra tre giorni, sembra davvero un affarone. Se passate di qui, quindi, vi raccomando il posto, a mio parere davvero imperdibile.
Al ritorno il tassista trafficava con la mano destra tra il cruscotto e la leva del cambio nel bel mezzo del traffico - che è sempre pazzesco anche di domenica - e ci siamo chiesti che accidenti facesse: si stava preparando un tè al volo perché non scende quasi mai, se non per dormire, e quindi ogni tanto deve rifocillarsi. I giovani tassisti sono gentili, sanno un po' di inglese e spesso hanno il GPS; gli anziani sono invece un po' più ruspanti e può anche capitare che scatarrino ripetutamente dal finestrino: se non vi va potete scendere e cercarvene un altro.
Di tutti coloro che lavorano nel settore pubblico, comunque, sorprende l'onestà: il nostro amico, che dimentica tutto dappertutto, compresa la testa sul comodino, ha lasciato i guanti e l'I-pod su un pullman dell'Università; io non avrei neanche pensato di andare a cercali, ma lui si è recato all'ufficio oggetti smarriti e puntualmente ha ritrovato tutto. Non se l'è cavata invece brillantemente con l'interrogatorio, perché prima di consegnargli l'I-pod, giustamente, volevano saperne il colore: «Beh, davanti c'è il video». «E dietro?». «Dietro è grigio, forse argento». «Grigio o argento? Mi dica bene il colore, sennò non glielo posso dare»
Capite? Ordine e precisione, se no come lo gestisci un miliardo e mezzo di persone?
Dodicesimo giorno a Shaghai
Parliamo di cose serie: Expo Mondiale 2010, tema: Better City, Better Life. C'è fermento in città ed in tutta la Cina perché, come dicono qui, è la prima volta che l'Expo si fa in un paese in via di sviluppo (gli eventi iniziano il primo maggio, per concludersi il 31 ottobre).
L'altra sera sulla CCTV9, il canale inglese della tv di stato cinese, c'era un servizio sulla preparazione dei vari padiglioni nazionali. Ovviamente le telecamere erano puntate sull'Europa. La Svizzera presenta un padiglione fantascientifico, con sopra i prati con le mucche e sotto la parte di urbanistica, e il passaggio dall'una all'altra parte si effettua con una seggiovia che risale a spirale un buco di collegamento. La Germania offre un padiglione tecnologicissimo e gigantesco, legato alle energie rinnovabili; il Lussemburgo ha un padiglione più grande del paese stesso. E l'Italia?
Ahimè, non vorrei dirvelo, ma alla fine è arrivato anche il turno dell'Italia: ripresa di un prato con un buco in mezzo ed un geometra cinese che dice: «beh, sì, stiamo iniziando... ora... forse... il mese prossimo dovremmo cominciare, ora vediamo... ». Segue intervista ad una responsabile, che mastica «sì, l'Italia è bella, si mangia bene...» con un inglese che ricorda molto quello di Trapattoni. A questo punto il conduttore televisivo le chiede: «ma perché un turista dovrebbe visitare il padiglione italiano?». E lei: «Perche l'Italia è bella... si mangia bene... ».
Io, comunque, il gadget della manifestazione col simpatico pupazzetto azzurro lo compro lo stesso, tanto in città ci sono molti negozi ufficiali dell'Expo, che hanno - a prezzi davvero equi - tutti i gadget che possiamo immaginare, e anche di più. Ma la cosa più buffa è che, siccome il tarocco è una mania qui, lungo le scale di accesso alla metro trovi i venditori ambulanti con i gadget falsi dell'Expo: insomma, i cinesi si taroccano da soli.
Il primo giorno che non ho premura mi fermo a chiedere, ma ci scommetto che costeranno più degli originali. È più forte di loro: se c'è una novità, va copiata. E se non fossero bloccati - l'unica traccia di censura che ho notato finora - secondo me avrebbero anche Facebook e Youtube falsi.
Anzi, chissà che non ci siano già.