Illusioni
Ci si poteva forse illudere prima degli anni Duemila, così da evitare di dover classificare questo primo decennio come quello della disillusione? Direi di no. Si considerino alcuni 'minimi' fatti del 1999: l'uccisione degli sciiti in una moschea di Islamabad; sotto la presidenza di Jacques Santer, le dimissioni della Commissione europea a causa del sospetto di frode di alcuni suoi membri; la carneficina della Columbine High School; le dimissioni di Boris Eltsin a cui succede Vlamidir Putin; il golpe in Pakistan; l'Operation Allied Force e l'attacco miliare che vede 'protagonista' la Nato; le contestazioni di Seattle contro la World Trade Organization e la nascita dei no-global; il netto dominio della destra di Jörg Haider nelle elezioni politiche austriache; l'assassino di Massimo D'Antona. Fatti che potevano ancora lasciarci nutrire speranze effettive per il Duemila? Comunque, fatti capaci di sottolineare espressamente che confidare nel prossimo futuro sarebbe stata una forma di bella e buona irrazionalità. Avevamo a disposizione parecchi altri fatti, che, aggiunti a quei 'minimi', non potevano suggerirci un futuro decennio pacifico, sicuro, stabile. Abbiamo mentito a noi stessi?
Mentire
C'è chi mente solo a se stesso, c'è chi mente solo agli altri, c'è chi mente a se stesso per mentire agli altri, c'è chi mente agli altri per mentire a se stesso. C'è chi non sa di mentire né a se stesso, né agli altri. C'è chi non sa che per mentire non è necessario dire il falso, bensì dire quanto non si crede, con l'intenzione di ingannare il prossimo. C'è addirittura chi non sa ciò a cui crede. Esasperazioni di cinismo, egoismo, disumanità, ignoranza, incoscienza, ipocrisia, irrazionalità, menzogna, protagonismo, vanità: il passato è stato anche questo, e non ci concede la possibilità di escludere che il futuro riesca a procedere su basi diverse. Sulla base di qualche paura?
Paure
Viviamo in un mondo dominato dalle paure. Non mi riferisco solo alla paura della crisi economica, del global warming, del terrorismo, e via dicendo. Alcuni (troppi?) tra noi temono la crescita culturale, l'incontro col diverso da sé, la passeggiata in città, il rapporto amoroso con il proprio partner. Se, da una parte, sulle paure 'organizziamo' la nostra vita privata, dall'altra le paure si innestano in ideologie e politiche che conducono a evadere le vere responsabilità. Stiamo innalzando inutili muri, sia nella nostra intimità, sia nel pubblico: muri metaforici e muri reali che diventerà arduo abbattere, muri che ci rendono vulnerabili, impedendoci di desiderare esistenze migliori. Uno dei tanti muri innalzati: quello contro le preferenze sessuali.
Preferenze sessuali
Il termine preferenze sessuali risulta più opportuno di orientamenti sessuali: preferenze concede un certo margine di scelta, mentre orientamenti rimane legato a un'idea stando a cui la propria direzione sessuale presuppone un qualche fondamento genetico. Non si può affatto sostenere che la diversità di preferenze sessuali sia stata sdoganata: lo è in alcuni luoghi, non lo è in altri - la maggior parte dei paesi nel mondo rimane omofobica. La diversità, o meglio varietà, è anzi stata ostacolata ove impera la normatività dell'eterosessualità. Sebbene vi sono individui che vivono meglio la propria scelta sessuale, altri che la vivono peggio, altri ancora ignari della propria sessualità, rimane vero che, fintantoché a ogni individuo non verranno riconosciuti, al di là delle proprie preferenze sessuali, i medesimi diritti di ogni altro individuo, diritti umani, oltre che civili, non ci troveremo di fronte ad alcuna conquista duratura. A testimoniarcelo è, tra l'altro, la storia: a momenti di libertà (non garantiti giuridicamente) sul fronte delle preferenze sessuali sono succeduti momenti tragici - si pensi, per esempio, agli omosessuali internati nei campi di concentramento e sterminio nazisti. A mancare è, tra l'altro, una seria consapevolezza politica di ciò.
Politica
Il bisogno di autoritarismo e populismo, autocompiacimento e retorica, ipocrisie e prediche recepito da alcuni che hanno votato partiti di destra, ma anche di sinistra, potrebbe essere meno pressante in futuro, specie se ci si accorgerà dell'inutilità o vacuità di alcuni governi, rispetto al miglioramento effettivo della qualità di vita della maggior parte dei cittadini. E non mi sto riferimento ovviamente solo all'Italia. Sussiste però un problema: nei sistemi democratici chi vota ha la competenza per farlo? Se non l'ha, è quasi fatale che vengano eletti politici incompetenti. Non capisco perché si sia disposti ad accettare l'incompetenza in politica, ma non in altri campi, per esempio in quello delle scienze.