Ecologismo
Coscienza ecologica? Consumo sostenibile? Incantevoli parole che trovano poco riscontro nel reale, al di là delle decisioni di chi comanda nei paesi industrializzati, al di là della necessità di ridurre drasticamente le emissioni di biossido di carbonio e dei gas serra. Gli stessi individui, ligi nel praticare la raccolta differenziata, possono non esitare a recarsi in un fast food per un bell'hamburger, ad acquistare cibi provenienti dall'estero, a usare l'auto per ogni singolo spostamento quotidiano, a tenere acceso ogni computer, a salire su un aereo, ignari o dimentichi dell'impatto ecologico ed economico di tutto ciò. Tuttavia, alcuni segnali ci conducono a nutrire qualche speranza rispetto ai drammi climatici che affliggono il nostro pianeta, mentre si mostra maggior costanza nello sviluppo e impiego di energie alternative. Sebbene da Copenaghen ci si attendesse un trattato sicuramente più deciso per far fronte al global warming, alcuni passi sono stati compiuti. Vorrei però che ci si domandasse quanto il maestoso meeting danese abbia a sua volta contribuito a incrementare il global warming: si pensi solo ai tanti aerei privati, e non, che sono stati impiegati. Fast food e aerei privati non mi concedono alcun briciolo di felicità. Eppure...
Felicità
Non conosco alcun modo per definire cosa sia la felicità. Vi è qualcosa di incatturabile in essa, così come nella melanconia e nella malinconia. L'esistenza di ognuno di noi verte su flutti "migratori": felicità, melanconia, malinconia, felicità, melanconia, malinconia, felicità, melanconia, malinconia, eccetera. Ciononostante le reali migrazioni comportano ben altro.
Flussi
Perché non si parla a sufficienza dei flussi migratori verso il cosiddetto Occidente? Questi flussi convengono; attorno a essi, oltre a girare un tipo di economia, si è voluto creare un cordone che separa il cittadino cosiddetto "occidentale" dal cittadino che non è tale: il cordone consente assurdamente di conferire una superiorità al primo cittadino rispetto al secondo. Parallelamente, si torna a fomentare non solo il razzismo, ma anche il maschilismo: quante sono le donne immigrate costrette a prostituirsi, a cui neghiamo ogni diritto? Uno dei tanti effetti devastanti della globalizzazione?
Globalizzazione
Da un certo punto di vista, la globalizzazione ci riguarda, perlomeno, dall'età della pietra. Quindi, a seconda di come la si definisce, gli esseri umani risultano da sempre globalizzanti e globalizzati. Nonostante ciò, di globalizzazione si continua a parlare vagamente. Se ha mai avuto luogo in un momento preciso, si tratta di una questione economica, militare, politica, o di che? Forse, digitale, maschilista, moralistica? Tra le varie preoccupazioni, molte permangono tuttora prioritarie. Per citarne qualcuna, che ne è dei problemi ambientali, dei/delle bambini/e che cuciono scarpe o altro, dei/delle bambini/e che subiscono le violenze del "lecito" turismo sessuale, delle donne che si trasformano in uteri in affitto, e via dicendo? Ad ogni modo, a risultare lampante è la recente globalizzazione religiosa: nel mondo un numero sempre maggiore di individui sta aderendo a un culto o a un'altro. Rimane da dimostrare che sia per una questione di fede, e non costituisca un qualche tipo di rifugio, magari modaiolo, la cui pericolosità per sé e per gli altri non è da sottovalutare. Del resto, chi porta al collo un ciondolo con le fattezze del crocifisso, lo fa per fede o perché è "fashion"? Fede e moda sono purtroppo alla radice anche di guerre che si trasformano in paci fittizie. Una "vecchia" occhiata su guerra e pace può non far male.
Guerra e pace
Quando si parla di guerra e pace, credo che ci sia ancora riservata la possibilità (o si tratta di un dovere imposto?) di immaginare gli uomini, perlomeno alcuni uomini, non tutti, da una parte del tavolo della discussione, mentre le donne, non tutte, dall'altra. In proposito, Virginia Woolf solleva domande ancor oggi imprescindibili: «Quali sono le potenti motivazioni inconsce che vi fanno drizzare il pelo, lì dalla parte opposta del tavolo? Forse il vecchio cavernicolo che ha ucciso un bisonte vuole che la compagna ammiri il suo coraggio? O il professionista stanco cerca la compagnia e teme la competizione? O il patriarca sta chiamando la sua sirena? O la supremazia ha bisogno della sottomissione?». Sono anche queste, benché evidentemente non solo, le ragioni per cui, se vi è oggi un messaggero di pace, va identificato con Hillary Clinton, e non con Barack Obama, nobel per la pace, sì, che moltiplica le truppe statunitensi in Afghanistan. Hillary Clinton non ha bisogno di uccidere bisonti, ha imparato (certo, con gli anni) che diplomazia e dialogo conducono ben più lontano. Fermo restando che i Clinton ci hanno illuso più del voluto. Gli anni novanta rimangono quelli che sono stati.