Primo giorno a Shangai
Arrivo a Shangai alle 5.30 del mattino ora locale, che sarebbero le 22.30 in Italia, con un volo Air China sul quale le hostess non sorridono mai, neanche per sbaglio, ma in compenso sono attente e precise.
L'aeroporto Pudong è semideserto, nuovo, lucido, pulitissimo, e gli addetti al controllo passaporti indossano tutti la mascherina. Oltre la metà dei miei amici mi ha raccomandato di star attenta alle malattie e soprattutto - che cosa buffa - alla febbre gialla, e ora scopro che sono i cinesi, a contatto con gente di ogni provenienza, ad aver paura del contagio.
Col controllo telematico dei visti, le formalità si sbrigano in un secondo; ricordo lo scorso marzo il casino dell'immigration a New York dove, tra i turisti urlanti per la lentezza delle operazioni e la flemma degli addetti ispanici, a momenti perdevo la coincidenza. Siamo una civiltà ormai in declino, penso.
In Cina è vitale girare con la tasca piena di foglietti: devo andare qui, abito lì, voglio tornare là, se no sei morto. La tassista legge, poi si chiude nella cellula di plexiglass che la isola dal resto dell'abitacolo e parte a bomba; agli incroci suona, anche se non c'è nessuno. Pure altre macchine lungo il percorso suonano, chissà perché.
Il bello viene dopo: quasi a destinazione (almeno così dice mio marito che è venuto a prenderci ed era già qui da un mese), l'autista inizia a parlare e si capisce (!) che sta chiedendo in cinese a noi da che parte andare, perché nonostante l'indirizzo del campus della Tongji University sia scritto sul biglietto, dove sia lei proprio non lo sa.
Maurizio dice che quando è arrivato lui il tassista si è perso cinque volte ed è perfino sceso a chiedere indicazioni, abbandonando passeggero e auto in mezzo alla strada.
Crollano tutte le certezze che mi ero appena costruite.
Più tardi non resisto ed esco per una esplorazione dei dintorni.
La cosa più pericolosa appare subito attraversare la strada: solo le auto rispettano il rosso, mentre le bici e le moto procedono imperterrite, a volte anche sul marciapiede, e sei tu pedone che ovviamente devi scansarle, anche se stai attraversando sulle strisce.
Le moto elettriche, poi, arrivano da dietro e non le senti, ma loro credono che tu abbia gli occhi come le mosche, quindi sono tutti affari tuoi. Se sei fortunato ti arrivano addosso in tre sulle stesse due ruote, e senza casco; non è infrequente che i pedoni vengano stirati dai motociclisti, e non se la cavano col conto della lavanderia.
Qui si mangia a tutte le ore: ci sono i chioschetti improvvisati (igienicamente assai poco rassicuranti) ai veri e propri ‘cibifici', dove trovi piani e piani di ristoranti che cucinano sur place ciò che hai scelto.
Tanto per dire: in People Square, giusto giusto il centro di Shangai (roba che piazza della Vittoria a Genova è un francobollo), all'ultimo piano del centro commerciale più figo, mio figlio ed io mettiamo - come gli altri - le mani nel banco frigo, scegliamo uno ad uno gli spiedini di pesce e li porgiamo al cuoco che li mette sui carboni accesi (e vai che così si disinfettano!).
Mio marito, che è obiettore di coscienza nei confronti della fauna ittica (ovvero, non gli piace) va a farsi cucinare una pentolata enorme di maiale, riso e verdure due ristoranti più in là.
Tutti e tre paghiamo con una smart card che ricarichi quando vuoi e con cui paghi quel che vuoi là dentro. Bilancio della cena: sette spiedini, la padellata, un'altra padellata per due - perché Matteo cresce e quindi ha sempre fame - tre zuppe, due ciotole di riso: 100 Yuan, cioè 10 Eu. Che faccio, mi trasferisco?
Shangai è in crescita vertiginosa: i prezzi al metro quadro sono aumentati del trenta percento in tre mesi.
È una città di contrasti: meravigliosi grattacieli in People Square, con uno skyline da fare invidia a Chicago e, tre fermate di metro (fantastica) più in là, palazzi in restauro, sorretti da impalcature di sette piani, fatte di canne di bambù tenute assieme dal filo di ferro; tutte le griffes più costose con accanto meravigliosi bigliettini tradizionali di auguri in rosso e oro, dai disegni incredibilmente complicati, a 30 centesimi di Eu.
Sconvolgiamo la cassiera della cartoleria, spendendo una sfacciata (per lei) somma di Yuan: un albero di Natale, tre set di decorazioni, dodici biglietti favolosi, due pennarelli da disegno tecnico, una matita a pulsante in acciaio, due quaderni - solo perché sono belli - un gioco dello Shangai (quello dei bastoncini, che qua ovviamente non si chiama Shangai), un porta foto rivestito in seta, un nodo della fortuna da appendere in casa, il tutto per soli 15 Eu.
Ma una cosa mi turba: l'appartamento del professore di Bologna, accanto al nostro, fa cri cri... Che sarà? Chiedo.
È un grillo da compagnia: non è suo, è dell'occupante precedente che, non potendo portarlo con sé a casa, lo ha affidato al buon cuore altrui. Mangia insalata e mele, e ora mio figlio ne vuole uno.
Secondo giorno
Per stendere, fatti una canna. Le vedi lunghe lunghe fuori dai balconi: canne di bambù che escono orizzontalmente dalle ringhiere come aste delle bandiere, con su infilate maglie, camicie, pantaloni. A Shangai spesso c'è vento, e così non volano via.
Ieri ho comprato una scheda telefonica: digitando un codice prima di ogni chiamata, parlo con l'Italia a dieci centesimi di Eu al minuto. All'inizio c'è stato qualche problema di attivazione, e la ragazza del minuscolo negozietto, dopo vari tentativi e chiamate al numero verde, me l'ha fatta lasciare lì, dicendomi di tornare alle nove di stamattina. L'ho fatto ed oggi la scheda funziona: chissà come, ma va. Dal retro del suo negozio usciva odore di frittelle dolci: la sua collega stava cucinando su una piastra elettrica, perché praticamente vivono lì dentro, con orario di chiusura solo dalle dieci di sera al mattino presto, e quindi si sono attrezzate.
Anche nella tintoria sotto casa hanno la cucina sul retro: peccato che il tintore mangi abitualmente il suo fritto di pesce sul bancone su cui fascia gli abiti...
Mio marito la seconda settimana ha cambiato negozio, per ogni evenienza.
Nei prossimi giorni, musei. Oggi pomeriggio, invece, l'esperienza di tutte le esperienze, il Soft Spinning Textile Market. È un insieme di negozi di sartoria alto tre piani e largo altrettanto, fatto di cellule indipendenti occupate da negozi di stoffe e piccoli laboratori di sartoria: se non trovi la taglia o il modello, te lo confezionano su misura.
I prezzi? Circa 2000 Yuan (200 Eu) per il cappotto in pelle, ma se ne ordini due ti scontano un 20% minimo, 600 Yuan per il completo da uomo, gessato, in cachemire e seta, 100 Yuan per una camicia Oxford, anche con polsini per gemelli. I prezzi sono trattabili all'infinito, se hai voglia di impegnarti in un lungo tira e molla, e scendono a seconda del numero di capi acquistati.
Ah, naturalmente le cifre sono chiavi in mano, cioè materiale incluso, e la consegna è in pochi giorni: una settimana per i capi in stoffa, dieci giorni per quelli in pelle.
Non chiedetemi però di portarvi della roba: come ho detto si tratta di capi su misura, e una sessione su Skype non basterebbe.
Per pura cattiveria segnalo alle signore che qui si confezionano anche splendidi abiti da sera in seta o in paillettes e notevoli borsette da sera, per non parlare dei runners, cuscini e copritavolo.
Non pensate alle cineserie... Scegliendo, si trovano anche cose decisamente trendy.
Basta avere occhio: il portafogli non piange.