Ovviamente i più abili e smanettoni se ne sono accorti da tempo, ma chi la rete la usa meno magari ancora non se ne è ancora reso/a conto. Di cosa? Di una serie di siti internet americani legati al broadcasting - rigorosamente for free - che mettono a disposizione film, programmi e serie televisive ma anche video (come Hulu.com) e di musica come il neonato Vevo.com, gioiellino voluto dalle case discografiche Universal Music Group e Sony Music Entertainment con una dote di 30mila video musicali - o almeno così è stato annunciato. Sì perché proprio come Hulu.com anche Vevo.com se navigati dall'Italia lanciano il seguente piuttosto frustrante messaggio: We're sorry, Vevo is not currently available in your country oppure We're sorry, currently our video library can only be streamed within the United States. Certo se siete abili forse basta mettere in moto i vostri neuroni e le competenze legate all'uso dei proxy e voilà, un'occhiata al prodotto non la si nega a nessuno.
Il nato ieri - perché letteralmente online in questi giorni - Vevo.com, che offre musica dalle stazioni radio di Cbs e di Last.fm, ma anche dall'etichetta Emi Music, vorrebbe essere una Mtv dell'era digitale, capace di proporre le novità video-musicali oltre a una selezione di video-clip intramontabili. La partecipazione al progetto è allargata e include Youtube e si mormora anche di un’adesione della Warner.
Insomma questa è la vendetta delle case discografiche o il riscatto per cui finisce l'era dei video regalati ad altri canali come MySpace, AOL, Yahoo & Co e accanto all'offerta gratuita - che andrà avanti con il solito meccanismo degli sponsor e della pubblicità - l'idea prevede di sviluppare parallelamente servizi e contenuti da fruire a pagamento.
Resta il fatto che nel mondo del broadcasting digitale si sta combattendo una delle più accese battaglie del nuovo secolo - forse a svolgimento più rapido ma non meno indolore - e chissà se la rete riuscirà a mantenere fede a se stessa e restare servizio per tutti o verrà piano piano trasformata in nome di quel business is business che la potrebbe ridurre a contenitore di servizi prevalentemente a pagamento?