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Anni '90: 'Quelli Che Benpensano' di Frankie Hi NRG

 
Il brano faceva parte dell'album 'La Corte dei Miracoli'. Una canzone di denuncia, accesa e pungente al perbenismo dilagante. Di Simone Nocentini
 
   

     
01 dicembre 2009
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di Simone Nocentini
   
Frankie HI-NRG
Frankie HI-NRG

"Sono intorno a me / ma non parlano con me / sono come me / ma si sentono meglio..."

Eh già. Sono loro. Quelli Che Benpensano.
È il 1997, e Frankie Hi NRG pubblica questo brano come singolo di lancio per il suo nuovo album, La Corte dei Miracoli. Il pezzo ha un successo incredibile, vince il Pim (Premio Italiano della Musica) inventato qualche anno prima da Musica!, l'inserto musicale di Repubblica, e conquista le radio e le tv musicali.
Merito della musica, certo: in un paese non certo avvezzo all'hip hop e al rap (salvo alcuni casi isolati di cui abbiamo già scritto), quel groove ansioso della base, incalzato nel ritornello da una tromba strozzata e invettiva, s'infila di prepotenza nelle teste dei ragazzi e delle ragazze. Un mantra, ancora dodici anni dopo, difficile da dimenticare o riascoltare senza emozione.

Ma quello che conquista i cuori e le menti è, soprattutto, il testo. Quelli Che Benpensano, ricordiamocelo, è un brano di denuncia, accesa, pungente, senza sconti, al perbenismo dilagante, alla competizione liberista senza scampo: "l'imperativo è vincere / e non far partecipare nessun altro", una competizione per avere ed ostentare ("vivon col timore di poter sembrare poveri /quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano"). È un'Italia con i sacchi di sabbia davanti alla finestra, ma ormai la coscienza un po' meno pulita di un tempo ("Quelli che la notte non si può girare più / quelli che vanno a mignotte / mentre i figli guardan la tv").

E che dire di quel video allucinato, di quel taxi a zonzo per una Roma di periferie e cassonetti, palcoscenico dove si recita a soggetto? È uno spazio fisico in movimento, che raccoglie e seppellisce scandali e nefandezze, sotto l'occhio dell'autore (e regista del videoclip), che osserva e registra il tutto per noi. E così il romanzo nero si condensa in poco più di 400 parole, tra il dondolio delle teste di Frankie e Riccardo Sinigallia (gran sacerdote della musica romana di quegli anni, ricordate?) che dicono che no, loro non ci stanno.

Quelli Che Benpensano si inserisce di diritto nel solco della tradizione della canzone d'autore di denuncia politica e sociale; declinata certo con le modalità moderne dell'hip hop. Ma tutto è tranne che una semplice denuncia verso una particolare classe sociale: è uno specchio lucido e tagliente, alzato contro il volto di un paese che credeva ingenuamente di essersi ripulito la coscienza con Tangentopoli, e forse si stava accorgendo che le cose non erano cambiate poi così tanto.
Siamo nel 1997: il primo governo di centrosinistra ha iniziato la sua attività da poco, sostenuto nel paese da una grande spinta emotiva verso la prima occasione ad un governo composto anche da post-comunisti, saliti al governo con un ambizioso programma riformista.

In Parlamento in quegli anni si discute, per fare un esempio, di settimana lavorativa di 35 ore. Ma quella innocenza, sembra suggerire Frankie, è già stata persa, e il processo è oramai irreversibile: non a caso, così inizia il testo: "Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai...".
Sembra dire il rapper siciliano: Quelli Che Benpensano siamo tutti noi, noi che stiamo girando a zonzo il sabato nei centri commerciali, abbiamo iniziato a guardare con troppa invidia la nuova auto del vicino, noi che siamo spinti a leggere ogni rapporto in termini utilitaristici.

Lettura troppo spinta? Chissà. Frankie Hi NRG non è l'unico, in quegli anni, a raccontare senza orpelli ideologici le ipocrisie e le incongruenze della società italiana: di sicuro, nel mainstream, uno di quelli a farlo con meno peli sulla lingua, lasciando ad altri chiavi di lettura più metaforiche. E questa, come sempre, è un'altra storia.

Intanto, buon ascolto e buona visione.

 
 
 
 
 
 
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endymion_75
In tutto "la Morte dei Miracoli" c'è una critica tagliente alla società che era, e che sarebbe diventata...
Frankie ha continuato in questo disco, quello che aveva iniziato in Verba Manent dove parlava di uomini - libri di sangue - e dove prendeva posizioni dure e non retoriche contro la Mafia...
In la morte dei Miracoli si parla di TV che anestetizza le coscienze, prima che la situazione peggiorasse (Da Accendimi: Seguimi, fermati, girati, adesso togliti la benda e osservami: fa attenzione perché ora sei target davanti al mio plotone, e l'hai voluto quel tuo posto in prima fila, coglione...), di pena di Morte (Tieni giù le mani da Caino, sangue chiama sangue e tu rispondi al suo richiamo, predichi giustizia e razzoli nel crimine...) e di chi fa musica vuota che vende.
Un concept album come pochi altri. I testi poi trasudano una ricerca altissima di parole e metrica...
02/12/2009 11:15
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