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Spettacoli
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'Dorian Gray', 'Triage', '500 giorni insieme'. Le nostre recensioni |
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| Questa settimana trionfa la commedia romantica con Zooey Dechanel. Ma ci sono anche il dramma bellico con Colin Farrell e il ritorno del capolavoro di Oscar Wilde. Di Viaro |
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un'immagine da '500 giorni insieme'
500 Giorni insieme
COMMEDIA, 96'
   
Una ragazza dagli enormi occhi azzurri, che conosce a memoria gli Smiths e ha un senso dell'umorismo obliquo e spiazzante. Lui la ama, lei gli vuole bene. Naturalmente finirà malissimo. Eccolo qua, l'amore ai tempi dell'IKEA: quello delle domeniche pomeriggio a scegliere una mensola e provare i rubinetti. Eccolo qua, l'amore di tutti i tempi: quello di chi insegue e di chi è inseguito, di chi spera che le cose migliorino e di chi non si preoccupa di nulla. In 500 giorni c'è tutto: l'innocenza del prima, l'estasi del mentre e la vita, dopo. Che guarisce il dolore, ma non disperde la malinconia. Quasi capolavoro.
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Dorian Gray
DRAMMATICO, 113'
   
Poteva diventare tante cose Il ritratto di Dorian Gray al cinema: è diventato un blando horror vittoriano, un elenco di ingegnosi aforismi, un bignami pop (con numerose licenze) del romanzo di Oscar Wilde. I riferimenti più prossimi sono La vera storia di Jack lo Squartatore e Profumo, ma la qualità del racconto per immagini (l'impaginazione) è inferiore a entrambi e cade pesantemente di tono nei vetusti cliché del macabro (gli effetti sonori ogni qualvolta il quadro entra in gioco). Pensato per gli adolescenti, in definitiva per nessuno.
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Triage
DRAMMATICO, 96'
   
La parola triage fa riferimento al sistema di priorità (giallo, verde, rosso) con cui, in qualsiasi pronto soccorso, si decide chi deve essere curato per primo: gli altri, in sala d'attesa. In guerra (nel caso specifico, il Kurdistan) la scelta è tra il tentativo di salvare la vita, e una morte veloce per i casi disperati. Colin Farrell, fotografo, nella guerra ci si butta mani, piedi e obiettivo, ma ci lascia l'anima: tornato a casa inizia a dimagrire e smette di camminare. Cos'è che non ricorda più? Denis Tanovic (Oscar per No Man's Land) racconta di nuovo la guerra e, in particolare, la malattia che lascia addosso ai superstiti. Tutto quello che fa e mostra, però, è già stato fatto e mostrato meglio.
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Un alibi perfetto
THRILLER, 105'
   
Com'è possibile - domanda serissima - che si facciano ancora film così nel 2009? Confezione sciatta, colpi di scena ovvi, cliché a ogni giro di script, paradossi narrativi di tale portata da scagliare lo spettatore fuori dal film ogni 5 minuti. Sembra una puntata brutta di Quincy, uscita da un pomeriggio di metà anni '80. E il problema è che Micheal Douglas, alle prese col peggior ruolo della carriera, se la cava pure. Ma vederlo ridotto a recitare in una simile stupidaggine, stringe il cuore.
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| L'occasione della settimana |
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