Up
ANIMAZIONE, 100'




La Pixar non sbaglia un colpo essenzialmente per due ragioni: non ha rivali sul piano tecnico e permea tutte le sue storie di una vena sentimentale, né troppo tradizionalista né troppo progressista, che accontenta chiunque. Inoltre costruisce storie cinefile, piene di citazioni, che fanno puntualmente impazzire i critici (che si sentono confermati nelle conoscenze acquisite). Difficile dunque pesare genuina poesia e furbizia commerciale. Ma la storia dell'anziano signore che ha ancora la forza di legare la sua vita a un mucchio di palloncini colorati per inseguire i sogni d'infanzia, tocca anche i cuori più cinici. Raccontandoci che fin quando non siamo noi a mollare, c'è sempre il tempo, e il modo, di ricominciare a vivere.
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Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
FANTASY, 122'




Terry Gilliam, come Tim Burton, è autore amatissimo per il suo cinema stracolmo di voli pindarici. Eppure, come spesso capita anche a Tim Burton, si fatica a trovare vera necessità in tanto sfarzo. Parnassus, versione quanto mai barocca del mito di Faust, è un esempio pertinente: tantissimo fumo e poco arrosto. Ma superato lo stordimento della visione, resta solo la nostalgia per un grande attore scomparso. Un film che vale più per quello che rappresenta (l'elegia del mestiere d'attore, come sacrificio a beneficio del pubblico), che per ciò che racconta.
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Oggi sposi
COMMEDIA, 118'




Farsaccia contemporanea con tempi, modi e moti della Commedia dell'Arte. Ottimi tempi comici, ma grossi dubbi sul valore della satira. Il problema è il solito: a differenza dei grandi maestri, spesso citati a sproposito (Risi e Monicelli su tutti), qui chi scrive e dirige sta due gradini più in alto di chi sbeffeggia. E non sono abbastanza. Insomma: siamo più vicini alle miserie dei cinepanettoni che al lirismo travestito della grande commedia all'italiana. Molto più vicini.
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Lebanon
GUERRA, 92'




Un altro valzer con Bashir (si parla ancora del ruolo israeliano nella guerra del Libano), un'altra richiesta di assoluzione di un regista/reduce, un'altra parabola pacifista. Cinema da camera (l'interno di un carro armato), con belle intuizioni formali ma anche troppi luoghi comuni. Ci sono il reazionario fuori di testa, la recluta impaurita, l'eroe per caso, il fondamentalista sadico. Insomma, più teatrale che documentario.
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La battaglia dei tre regni
STORICO, 148'




Kolossal bellico che segna il ritorno di John Woo in patria. Cappa e spada, cappa e spada, cappa e spada: per due ore e mezza. Il punto è che in origine (nella versione girata per il mercato d'Oriente) durava il doppio. Così tagliato, scompaiono interi snodi narrativi e varie digressioni che servivano ad approfondire i personaggi. Rimangono una sequenza interminabile di maestose scene belliche e brevi duelli, d'arme e di parola, di classica tragicità. Se ne esce storditi e un po' esausti.
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