Lo scorso giovedì primo ottobre l'architetto genovese Renzo Piano è intervenuto all'edizione 2009 del Cersaie, la più importante tra le fiere internazionali di ceramica.
Piano ha tenuto la sua Lectio Magistralis presso il Palazzo dei Congressi: è rimasta fuori moltissima gente, poiché anche i posti in piedi erano finiti.
Due ragazzi che cercavano di entrare hanno ricordato che sono più frequenti le apparizioni della Madonna rispetto a quelle dell'architetto: ho pensato "devo essere davvero fortunato", l'ho già visto e sentito parlare qualche anno fa, quando presentò il suo progetto per la città di Genova, a mio avviso molto interessante e lungimirante.
Renzo Piano esordisce suggerendo che il mestiere dell'architetto è molto simile a quello di un pirata, che ruba a viso scoperto idee e soluzioni, in prestito da arti e discipline diverse, per poi restituirle sotto forma di nuovi progetti, se possibile innovativi.
Il corsaro genovese è uno straordinario oratore: ha saputo mantenere l'attenzione dei giornalisti prima, nel corso della conferenza stampa, quindi di una platea gremita da studenti, raccontando il suo percorso attraverso le immagini dei cantieri più importanti di Renzo Piano Building Workshop (RPBW): le prime due slide sono quelle che sintetizzano le sue origini, la foto di un cantiere della ricostruzione nel primissimo dopoguerra e quella del porto di Genova, con la Lanterna sullo sfondo.
Piano invita tutti i giovani architetti a viaggiare, a conoscere il mondo e a trovare se stessi attraverso "la cosa a più a buon mercato che esista, la ribellione", ma dice anche che quello del corsaro è un percorso circolare, che riporta primo o poi alle radici, nel suo caso la città della Lanterna.
"Gli architetti hanno bisogno di costruire, esattamente come un musicista ha bisogno di suonare e un attore di recitare": questo lo stato dell'arte nel nostro Paese, dove si costruisce pochissimo, con la vischiosità di una macchina burocratica tutta italiana.
Il suo intervento al Cersaie dichiara la simpatia e la stima che l'architetto ha per le superfici ceramiche, comparto industriale d'eccelenza italiana ma che - nell'ultimo anno - ha visto in gravi difficoltà gruppi storici del settore: spesso banalizzate e chiamate semplicemente piastrelle, le ceramiche sono state trasformate da Piano nelle protagoniste del nuovo grattacielo, sede del New York Times. L'edificio ha una facciata ricoperta da 360.000 listelli di ceramica bianca che ne rendono viva la pelle, proteggendola dagli eccessi di luce ma lasciando che dall'interno si abbia la percezione del continuum con l'esterno.
L'architetto chiude ricordando: "non ascoltate nessuno, che la gente da sempre cattivi consigli".
É sbagliando, rischiando, che Renzo Piano ha avuto modo di trovare la strada della sua fortuna che, da quando vinse il progetto del Beaubourg nel 1970 - selezionato tra quasi 700 progetti - non lo ha più abbandonato.