Il cattivo tenente - Ultima Chiamata New Orleans
DRAMMATICO, 121'




Werner Herzog rifà il cult di Abel Ferrara, ma ne conserva poco più del titolo, innestando sull'idea di base (le disavventure di un poliziotto allo sbando) le proprie ossessioni, che con quelle di Ferrara hanno niente a che fare. Non più New York, ma la Louisiana. Non più l'espiazione del senso di colpa cattolica, bensì un'energica anarchia morale (da non perdere il finale). Resta invece la scelta di un approccio visionario, cui corrispondono, per ammissione dello stesso Herzog, i momenti migliori del film (il coccodrillo schiacciato, l'anima ballerina, le iguane fantasma), incarnazioni del misticismo pagano di cui è imbevuta New Orleans. Viste le premesse, non si poteva sperare di meglio.
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Drag Me to Hell
HORROR, 99'




Il ritorno di Sam Raimi all'horror ludico, 16 anni dopo L'armata delle tenebre, ultimo capitolo della trilogia di Evil Dead (La casa). Un'impiegata in carriera, nega un prestito a una zingara che rischia di perdere la casa: si ritroverà sulla testa una terrificante maledizione. Cinema ad alto tasso di morale (chi passa sopra ai diritti dei più deboli, finisce all'inferno), che sfiora tra l'altro il delicatissimo tema degli sfratti al centro anche dell'imminente Capitalism di Michael Moore. Raimi si diverte con ombre, fiamme e maledizioni gitane, e soprattutto non resiste al piacere di disgustare lo spettatore quanto più gli riesce: ma è un piacere innocente e tutto sommato lieve, anni luce distante dagli abissi disperati del torture porn.
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Segnali dal futuro
THRILLER, 121'




Nel 1958 una bambina traccia su un foglio una misteriosa sequenza di cifre. 40 anni dopo un professore di astrofisica (Nicholas Cage) decodifica il suo messaggio e scopre che sono le date delle grandi catastrofi degli ultimi decenni, Torri Gemelle comprese. Ma perché ne mancano soltanto 4?
Fantasy cupissimo, come ci si può aspettare da Alex Proyas, regista de Il corvo, e soprattutto Dark City. Un'ora di buona suspance e ottime trovate, e poi un'ora di suspance e trovate pessime. Parapsicologia, alieni, catastrofismo, suggestioni bibliche, moniti ambientalisti, antropologia for dummies. Manca giusto la ricetta del risotto.
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Il grande sogno
DRAMMATICO, 101'




Placido sceglie la strada del racconto sentimentale, usando la traccia politica come rinforzo, e non il contrario. Tutta l'attenzione è rivolta ai personaggi di Nicola (il poliziotto che vuole fare l'Accademia) e Laura (la giovane borghese sedotta dalle ragioni della Rivoluzione), entrambi coinvolti negli scontri di piazza ed entrambi impegnati in un processo di emancipazione, che è evidentemente la cosa che più sta a cuore al regista: Nicola dal corpo di polizia e Laura dalla sua famiglia. Peccato che il ritratto resti sempre povera fiction generazionale e mai momento di vera evocazione del passato, né pubblico, né privato. Premio a Venezia per Jasmine Trinca, come miglior attrice giovane.
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Videocracy - Basta apparire
DOCUMENTARIO, 85'




Basta apparire. Ovvero: la cultura del successo, a qualunque costo. Gandini evita di trasformare il suo film in un emulo cinematografico di Blob, accatastando l'uno sull'altro sprazzi di trash televisivo, e fa una scelta assai più furba: dopo alcuni momenti di TV più o meno archeologica che servono a definire le coordinate, mette davanti alla videocamera i figli già partoriti dalla nostra cultura imprenditoriale e televisiva, i suoi rappresentanti più orgogliosi. Lele Mora e Fabrizio Corona, ma anche il ventiseienne bresciano che vive con la madre e che con naturalezza teorizza l'equivalenza tra fama e felicità. La dimostrazione, per chi ancora ne dubitasse, che il (temuto) futuro è ora.
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