ULTIMO ARRIVATO
Ultimo arrivato tra i grandi attesi della Mostra, Michele Placido presenta in concorso Il (suo) Grande Sogno, racconto autobiografico di un'educazione politica e sentimentale sullo sfondo del '68 universitario.
Il film segue le storie di Libero (Luca Argentero), studente e capo popolo tra i manifestanti, Nicola (Riccardo Scamarcio), poliziotto per caso, che si arruola in polizia per pagarsi gli studi d'attore e finisce infiltrato nell'università occupata, e Laura (Jasmine Trinca), borghese e cattolica ma sedotta dalla contestazione studentesca.
IL TRIANGOLO NO
Placido sceglie la strada del triangolo sentimentale, usando la traccia politica come rinforzo, e non il contrario. Il beneficio è che il film evita gli schematismi ideologici - gli affondi politici sono per lo più affidati a radi documenti d'epoca o a monologhi un po' stereotipati - ritraendo con uguale affetto la famiglia borghese e i nuclei studenteschi, e non facendo un solo fascio neppure dei corpi di polizia (additati duramente per il massacro di braccianti ad Avola, dopo il quale però Nicola racconta il disaccordo e il disgusto di una parte dei suoi colleghi).
E così tutta l'attenzione è rivolta ai personaggi di Scamarcio e Trinca, entrambi impegnati in un processo di emancipazione che è evidentemente la cosa che più sta a cuore a Placido: Nicola dal corpo di polizia e Laura dalla sua famiglia. Porte sbattute (non solo metaforicamente, vedi il confronto tra Laura e la madre) ma non senza malinconia: il ragazzo mantiene una fiducia di fondo nella lealtà dell'arma (fiducia che in chiusura verrà tradita), e la ragazza soffre dell'impossibilità di comunicare il valore del suo percorso ai genitori.
ITALIA, OGGI
In sala stampa, dopo una fila di domande compiacenti, la temperatura si è alzata quando l'obiettivo si è spostato sulla politica contemporanea. Placido dapprima ha ribadito di non essere interessato a scendere in politica direttamente («io la mia parte la faccio attraverso il mio mestiere»), poi ha dedicato il film all'ex direttore dell'Avvenire Boffo («uno che ben incarna gli ideali del '68»). Quando gli è stata fatta notare l'incoerenza ideologica implicita nel farsi produrre da Medusa - di proprietà di Berlusconi - la diga ha definitivamente ceduto e Placido è partito in una filippica a voce spiegata: «Queste sono domande del cavolo. Io Berlusconi non lo conosco e non lo voto. Il film l'ho fatto con Rossella. E poi gli altri non me lo facevano fare. Cosa volete da me?».
Eccoci qua dunque. Venezia, Italia. Proiezione stampa di un film sul '68. Regista di sinistra, storia di niente, produzione Medusa (con marchio fischiato dalla platea, come consuetudine, prima dei titoli). Conferenza stampa, grandi sorrisi, domande compiacenti, dediche a Boffo. Domande meno compiacenti, reazioni scomposte. E un film che, nella tradizione aurea del cinema d'impegno italiano (durante il film Nicola si ritrova in una sala a vedere I pugni in tasca), non ha cittadinanza alcuna. Così è, se vi pare.