Oliver Stone porta alla Mostra del Cinema di Venezia un film documentario coraggioso: «South of the border è un road-movie che ha condotto me e la mia troupe in sette Paesi dell'America Latina per intervistare i relativi Capi di Stato», spiega Stone, che ha conversato con il presidente venezuelano Hugo Chavez, con Evo Morales (Bolivia), Lula da Silva (Brasile), Cristina Kirchner (Argentina) e il suo consorte ed ex Presidente Nestor Kirchner, Fernando Lugo (Paraguay), Rafael Correa (Ecuador) e Raul Castro (Cuba).
«In quel viaggio abbiamo toccato con mano i grandi cambiamenti in corso in quei quei Paesi e constatato che gli Stati Uniti e l'Europa li ignorano», prosegue il regista, «Chavez è stato il primo a sfidare il Fondo Monetario Internazionale. Il mondo non sa quanto sia amato dalla popolazione, che lo ha eletto. Il Venezuela è ancora un Paese diviso in due a causa della povertà, ma grazie al governo del leader socialista la situazione è migliorata».
I media internazionali, però, sono ostili a Chavez: «lo scopo del film è proprio quello di far sapere alla gente quello che i media non dicono». E pare che Chavez, invitato a Venezia da Oliver Stone, sia da poco atterrato in laguna: forse questa sera sfilerà sul red carpet e assisterà alla proiezione del documentario. Stone resta vago sull'argomento: "Chavez al Festival? Non posso dire né sì, né no".
Tra i progetti di Stone c'è un documentario sul regime di Ahmadinejad: «quando ho cominciato a parlarne con le autorità iraniane ci sono state incomprensioni», spiega il regista, «prima hanno detto no all'intervista, poi hanno cambiato idea. Ma nel frattempo stavo girando W., il documentario su Bush, e il progetto è stato accantonato».
Ma lunedì 7 settembre è anche la giornata di Steven Soderbergh, e del suo film fuori concorso The informant!, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 18 settembre. A Venezia ci sono il regista e il protagonistra Matt Damon. Il film racconta la storia vera di Mark Whitacre, truffatore incallito splendidamente interpretato da Damon, che da dirigente di una multinazionale diventa informatore dell'FBI. Ma le sue continue bugie, causate da un disturbo della personalità, lo metteranno nei guai. Una commedia gradevole la cui sceneggiatura era pronta da sette anni: «abbiamo avuto parecchio tempo per studiarla», racconta Matt Damon, «poi il film lo abbiamo girato in 30 giorni».
«Whitacre era il classico americano dall'atteggiamento ottimista. La gente lo trovava piacevole. Matt mi sembrava adatto per il ruolo e gli ho chiesto di leggere il libro da cui è tratta la storia», racconta Soderbergh. Per interpretare il ruolo di Mark Whitacre, Damon è stato costretto ad ingrassare parecchi chili: «è stato facilissimo e piacevolissimo. Per qualche mese ho mangiato tutto quello di cui avevo voglia e non sono stato costretto ad andare in palestra», scherza l'attore, che a Venezia si è presentato abbronzatissimo e in perfetta forma.
Un film sulle bugie, dunque. Damon commenta: «io non mento mai, perché non sono bravo a farlo»; Soderberg invece pensa che le bugie siano necessarie: «se dicessimo sempre tutto quello che pensiamo, prima o poi qualcuno ci ucciderebbe. Non mi stupisco se qualcuno mi racconta una bugia. Soprattutto se si tratta di un politico...».