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Mostra del Cinema di Venezia: Viggo Mortensen al Lido con 'The road'

 
Al Lido due film che dipingono gli Stati Uniti prima e dopo un collasso inevitabile. Sono 'The road' di John Hillcoat e 'Life during wartime' di Todd Solondz
 
   

     
3 settembre 2009
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mentelocale di
Giorgio
Viaro
   
The Road

LA STRADA SGARRUPATA
Parlando del libro di Cormac McCarthy, Nick Hornby ha detto che leggere La strada "è come trovarsi al funerale di una persona morta giovane a cui volevate bene: da una parte siete felici perché la cerimonia è commovente e sapete che la ricorderete tutta la vita, dall'altra essere lì è l'ultima cosa al mondo che avreste voluto". Rende bene l'idea. Probabilmente è il libro più deprimente che sia mai stato scritto. L'incognita, di fronte al film, era scoprire quanto quanto gli autori sarebbero stati fedeli al libro: si tratta pur sempre di una produzione americana, e nel cast ci sono Charlize Theron e Viggo Mortensen. Dopo la visione è chiaro perché La strada sia congelato da un anno in attesa di distribuzione: probabilmente è il film più deprimente che sia mai stato girato.

Racconta di un padre e di suo figlio che vagano tra i resti di un mondo post-apocalittico: fauna e flora sono marciti, il cielo è grigio, piove cenere, e i pochi umani rimasti sono dediti al cannibalismo. I due protagonisti camminano verso un ipotetico "sud", ma in realtà non vanno da nessuna parte. La loro sopravvivenza è puramente simbolica: anche in un mondo defunto, è necessario vivere per tenere acceso il fuoco dell'umanità e dei propri valori. Il messaggio arriva, la messa in scena è rigorosa e fedele al libro, e l'unica nota stonata è nel finale posticcio, probabilmente rigirato in un secondo tempo sperando di alleggerire il film. In ogni caso non ci si ammazza dalle risate.

LA VITA IN TEMPO DI GUERRA
Ovvero Life during war time, di Todd Solondz, terzo film in concorso. Per immaginarvelo dovete pensare a un film di Woody Allen e sostituire gli ebrei intellettuali e spiritosi con ebrei pedofili o depressi o farmaco-dipendenti (o tutti e tre): si ride molto, ma un attimo dopo ci si domanda il perché, e le risposte non sono mai confortanti.
Il film racconta la storia di tre sorelle che vivono a Miami: una è impegnata nel volontariato presso carceri di massima sicurezza e ha una relazione con uno spacciatore, la seconda è una poetessa con un gigantesco disturbo narcisistico della personalità, mentre la maggiore sta iniziando una nuova storia dopo il divorzio con l'ex marito, che ha appena finito di scontare la condanna per pedofilia e incesto.

Life during wartime è niente più e niente meno che uno specchio dello stato di nevrosi borghese negli anni delle guerre neo-colonialiste e fa a pezzi la middle-class americana con un'eleganza sopraffina: le scenografia sono scintillanti, il sole di Miami splende, arie liriche riempiono salotti e cortili, e i dialoghi sono affilati come rasoi. L'unico limite del'operazione è che Solondz non sembra aver fatto grandi passi avanti dai tempi di Happiness: si ride per non piangere, ma si ride e si piange sempre nello stesso modo.

 
 
 
 
 
 
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