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Spettacoli

Afterhours in concerto negli Stati Uniti

 
Il 13, il 15 e il 16 ottobre la band live a Los Angeles. Giorgio Prette: «dopo i live a Los Angeles penseranno al nuovo album». Di Francesca Baroncelli
 

 
   

     
12 ottobre 2009
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Francesca
Baroncelli
   

Li avevamo lasciati lo scorso febbraio al Festival di Sanremo, dove hanno vinto il Premio della Critica Mia Martini con il brano Il paese è reale. Gli Afterhours avevano pubblicato l’omonimo album insieme a diciotto artisti della scena alternativa italiana: gli inediti sono stati scritti per l’occasione da musicisti come Paolo Benvegnù, i Calibro 35, Dente, Cesare Basile, Marco Parente e gli Zu.
Oggi Manuel Agnelli, leader e voce del gruppo, il batterista Giorgio Prette, Rodrigo D'Erasmo, al violino, il chitarrista Giorgio Ciccarelli e il bassista Roberto Dell'Era raccontano a mentelocale.it i risultati di quel progetto e le idee per il futuro.


Raggiungiamo Giorgio Prette al telefono e gli chiediamo subito: cosa bolle in pentola?
«Siamo nel pieno del nostro tour estivo, che si chiama Voglio fare qualcosa che serva. Siamo soddisfatti della raccolta pubblicata dopo il Festival, perché abbiamo dato visibilità ad alcuni musicisti di talento. Nel corso di quest’anno ci sono stati concerti e reading. Il tour terminerà ad ottobre, poi partiremo per Los Angeles. Quando torneremo in Italia faremo un pausa fino a Natale: ne approfitteremo per buttar giù nuovo materiale per il nuovo album».

Dunque gli Afterhours puntano all'America...
«È la settima volta che suoniamo là. Già ai tempi dei nostri esordi avevamo buttato gli occhi sull’estero: i nostri brani erano in inglese. Avevamo preso contatti con i discografici americani e ottenuto delle ottime recensioni. Poi però non avevamo trovato sbocchi – comunque i tempi non erano ancora maturi – così abbiamo cominciato a cantare in italiano. È rimasto però il cruccio di riprovarci ed ora è il momento giusto per farlo».

Lascereste l’Italia per gli Stati Uniti?
«In Italia abbiamo un pubblico affezionatissimo, che non vogliamo abbandonare. L’estero è per noi un’alternativa. Suonare in un luogo dove non siamo conosciuti significa comunicare solo attraverso la musica. Questo è davvero stimolante: ci riporta alle origini».

Siete una delle band rock più apprezzate da quasi venticinque anni. Qual è il segreto del vostro successo?
«Ci vuole ostinazione, ma soprattutto non bisogna mai perdere di vista la qualità. Come hanno affermato i Marlene Kuntz (leggi l'intervista a Cristiano Godano su mentelocale.it, n.d.r.), che oggi festeggiano i vent’anni, la sopravvivenza di un gruppo rock indipendente per così tanto tempo ha del miracoloso. Ma questo non vale solo per l’Italia».

La canzone Il paese è reale recita: 'Adesso fa qualcosa che serva, che è anche per te se il tuo paese è una merda'. A chi vi rivolgete? E cosa si può fare?
«Ci rivolgiamo a noi stessi: questo brano scritto da Manuel è frutto di una riflessione che riguarda la nostra quotidianità. È necessario prendere l’iniziativa e non aspettare che lo faccia qualcun altro. Basta partire dalla propria sfera personale e cambiare il proprio costume. Imparare a comunicare con la gente».

 
 
 
 
 
 
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