Fare l'orto va di moda. Sembra questa la tendenza degli ultimi tempi, soprattutto dopo che Michelle Obama, che per molti più che una first lady è un'icona di stile, ha tentato di far allestire un orto nel giardino della Casa Bianca, un'idea ripresa anche dalla regina Elisabetta. Il progetto di Washington è sfumato a causa di alcune sostanze tossiche riscontrate nel terreno, ma in tutto il mondo sembra impazzata l'orto-mania.
Di fatto il wwoofing, un concetto di vacanza che unisce lavoro e relax, esiste già da qualche decennio: nel 1971 l'inglese Sue Coppard ebbe l'idea di trascorrere alcuni weekend nelle fattorie della zona, offrendo in cambio non denaro, ma un aiuto nelle loro attività.
Oggi la World Wide Opportunities on Organic Farms (Woof, appunto) si è diffusa a macchia d'olio: una vera e propria associazione, sul cui sito (in inglese) sono elencate le fattorie biologiche di quattordici Paesi del mondo che hanno aderito a questo progetto. Chi vuole tentare la sorte e diventare un aspirante wwoofer, può contattare da sé le aziende o iscriversi alla sede Wwoof del proprio Paese (clicca qui per consultare il sito della Wwoof Italia): in quest'ultimo caso, sarà l'associazione stessa a occuparsi di mettere in contatto il turista e l'azienda, e fornirà anche la copertura assicurativa per tutta la durata del soggiorno.
I requisiti sono pochi ma fondamentali: bisogna amare la campagna, la vita all'aria aperta e sapersi adattare alla vita della fattoria. Il che vuol dire alzarsi all'alba, badare agli animali, lavorare nell'orto e così via.
E i vantaggi? Semplice: si gira il mondo gratis (o quasi: gli spostamenti sono a carico del viaggiatore), si scoprono nuovi luoghi e nuovi stili di vita, e soprattutto si vive a stretto contatto con la natura, lontano dallo stress delle città. Il wwoofing infatti non è solo un modo per andare in vacanza spendendo meno, ma anche uno strumento per sensibilizzare su uno stile di vita biologico.