Emma Watson non smette di dare scandalo. Dopo essere finita al centro delle cronache per un presunto topless circolato in rete la scorsa settimana, ora occupa le prime pagine a causa delle abitudini alcoliche del suo personaggio cinematografico. D'altra parte i maghetti crescono e, compiuti i 16 anni, possono pure abbandonare il collegio e concedersi un happy hour in completa libertà: a Hogsmeade c'è un pub. E (attenzione): lì servono la Burrobirra.
Mi rendo conto che lanciare una campagna anti-alcool a causa di Hermione Granger e della sua propensione per la Burrobirra potrebbe sembrare un'idiozia, ma qui abbiamo una certa tempra morale e non sottovalutiamo mai nulla.
Innanzitutto ho fatto qualche ricerca. Su Wikipedia si afferma che non esiste una sola riga nei sette volumi di Harry Potter in cui si affermi che la Burrobirra è alcolica, e io mi fido: è gente informata. Tuttavia, anche trascurando varie ricette rintracciabili in rete (tutte concordi nell'affermare che la vera Burrobirra è decisamente alcolica), non si possono trascurare i sintomi manifestati da Hermione dopo averne bevuto un boccale in Harry Potter e il Principe Mezzosangue: la ragazza è alticcia. Inoltre, supponendo ragionevolmente che la Burrobirra sia parente del Burroscotch e del Burrogin, le bevande preferite dagli Ooompa-Loompa della Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl, bisogna ricordare che gli Oompa-Loompa finivano le loro serate ubriachi fradici.
Viste le prove, la faccenda vira sul versante legislativo. Negli Stati Uniti, dove è scoppiata la polemica (e dove il consumo di birra annuo procapite è di 85 litri - in Italia, per capirsi, è di 29 litri, anche se ora, almeno a Milano, sono sicuro che i ragazzi si daranno un po' più da fare, vedi box a fianco) prevale la linea proibizionista: gli alcolici sono vietati fino ai 21 anni. In Inghilterra (97 litri procapite all'anno!) fino ai 18. Ma è tra i sedici e i diciotto che spuntano i cavilli. Un ragazzino inglese, compiuti i 16 anni, può ordinare una birra se in abbinamento a un lauto pasto. Ora, aldilà della vaghezza del termine lauto (è sufficiente un fish and chips? una patata al cartoccio con due dita di burro? una secchiata di pudding?), una cosa è certa: con la sua Burrobirra, Hermione non mangia nemmeno un salatino.
Sull'influenza che i media, e tra tutti cinema e televisione, esercitano sulle categorie più a rischio (la maggior parte del pubblico di Harry Potter è composto da adolescenti) la discussione è sempre aperta, e sembra che a preoccupare le associazioni di genitori sia il fatto che, al progredire della saga, stanno aumentando i momenti in cui i giovani maghi, per calmarsi o per superare l'imbarazzo, ingurgitano pozioni e intrugli di dubbia composizione.
Svariate ricerche (anche se condotte per la maggior parte concentrandosi sul problema del fumo) sembrano dimostrare che esiste una correlazione tra le abitudini dei personaggi cinematografici e i comportamenti dei ragazzi, anche se quasi tutte concludono che a essere decisivo è il filtro educativo dei genitori più che la distribuzione dei divieti censori.
La denuncia va dunque presa seriamente? A ognuno il proprio responso.
Di certo io non farei uscire i miei figli con quella ninfetta ubriacona.