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Vademecum per l'alpinista: una guida per aspiranti scalatori

 
Una guida pubblicata oltre 100 anni fa: abbigliamento, farmacia da campo e altri consigli per escursioni in montagna. Dalla nostra communityh
 
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24 luglio 2009
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di Silvia Leoncini
   
Monti

Agosto si avvicina: molti di voi andranno anche in montagna, per camminare nel silenzio e nel verde; avete tutto pronto? Vediamo.
Ho in mano - in edizione autentica - il Vademecum dell'Alpinista, edito da Paravia nel 1900: scovato in un mercatino, per non moltissimi euro, ed interessantissimo da leggere. Oltre ad una breve storia della fondazione del Club Alpino Italiano (di cui vi dirò dopo), all'elenco delle sue sezioni, alle Tavole del Nascere e Tramonto del Sole, all'elenco delle Guide arruolate nel CAI e a quello di alberghi e rifugi, offre una parte assai densa di consigli su come si va in montagna, come ci si abbiglia e come si mangia, nonché sull'attrezzatura da portarsi appresso.
Pare di leggere qualcosa distante molti secoli da noi, a tratti è quasi spassoso.

Intanto, imperdibile è la farmacia da campo che ci si doveva portare dietro per rimediare a vari acciacchi: acetato di piombo liquido (contusioni), etere solforico (svenimenti), laudano liquido (crampi addominali), sublimato corrosivo (disinfettante), fenacetina (mal di testa), chinino (febbre), taffetà (per fasciar le ferite)... la cosa più nota a noi è l'ammoniaca, per le punture di insetti.
Per il resto, che sappia io, solo la Mami di Via col Vento continua ad indossare una sottoveste di taffetà (rosso) e il Dottore di Master and Commander è l'unico che continui ancora a spacciare il laudano come medicinale.

Ma veniamo al vestiario: «Gli abiti siano in stoffa di lana fortissima, non troppo sottile... i pantaloni con cintura alta... ampi fino al ginocchio, che vadano poi restringendosi... utile assai una mantellina, di stoffa impermeabile... servono perfettamente i loden alla tirolese... le scarpe debbono essere di cuoio fortissimo, a suola spessa, che sporga un centimetro all'infuori... la chiodatura dev'esser fatta con chiodi a due facce... coi ferri da tacco...», e potrei continuare, ma la mia giacca di goretex ha minacciato di scappare di casa, se lo faccio, insieme alle scarpe in cordura.
La buona notizia è che come borraccia, già allora, la migliore era quella in alluminio.

Chi poteva diventare alpinista? Tutti, «e sebbene la donna per le sue speciali abitudini non sia tanto adatta all'alpinismo, è tuttavia utilissimo che la sua fibra ancor più bisognosa si rinforzi e si ritempri a questo sano e dilettevole esercizio».
Ma occorrevano qualità morali e intellettuali: «Una buona dose di energia, una tenace volontà ed una notevole ostinazione».
Lieti di saperlo! Erano le caratteristiche che aveva sicuramente Quintino Sella, fondatore del C.A.I., che raggiunse la vetta del Monviso il 12 agosto 1863 e di lassù, dalla cima più prestigiosa del Cuneese, decise che bisognava emulare gli inglesi, gli austriaci e gli svizzeri, e fondare il quarto più antico Club Alpino d'Europa.

In omaggio a questo primato della Provincia Granda vi auguro buone e prudenti escursioni dietro ai monti e vi apro una finestra sui miei monti, in particolare, quelli Monregalesi, con una galleria fotografica di 75 immagini. Cliccate qui!

 
 
 
 
 
 
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