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Società & Tendenze

L'amore secondo Nicla Vassallo

 
Un viaggio quotidiano attraverso passioni, emozioni e sentimenti. Le risposte della filosofa genovese. Terza perla: "quest'estate leggete Platone"
 
eventi
Ogni giorno un sentimento, una condizione del cuore, un'emozione. L'appuntamento quotidiano con le 'Perle filosofiche' di Nicla Vassallo, docente di filosofia teoretica presso l'Università di Genova e maître à penser del panorama intellettuale italiano, ma non solo.
Tra logica e istinto, tra raziocinio e passione, la filosofa ci conduce a scoprire alcuni concetti cardine che ruotano intorno all'amore.
Buona lettura
 
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di Nicla Vassallo
   
Nicla Vassallo
© foto: Gianni Ansaldi
 
Nicla Vassallo
Ha studiato all'Università di Genova e al King's College di Londra, specializzandosi in epistemologia. Già visiting professor presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, oggi è professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova.
Book review editor della rivista Epistemologia, è nell'Advisory Board dell'European Journal of Analytic Philosophy, dell'Institute for Scientific Methodology, di L&PS: Logic and Philosophy of Science, della rivista Iride: Filosofia e discussione pubblica. È anche nel Board of Directors della Fondazione per la Cultura di Genova, e nell'Editorial Board di Gender e di Iris. Fa parte del Consiglio scientifico del Festival della scienza, del Festival per l'Economia Interculturale, dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, della rivista Estetica, di Scienza & Filosofia. Scrive regolarmente su Domenica, il supplemento culturale del quotidiano "Il Sole 24 Ore".
[Wikipedia]

31 luglio 2009

Non vi rivelo le mie letture estive, che saranno, peraltro, al sole e non all'ombra (metaforica o no) di un ombrellone. Mi limito a un piccolo consiglio: provate a confrontare anche solo il Simposio di Platone con quei saggetti e romanzetti contemporanei sull'amore che si vendono come il pane. E ascoltate Azzurro di Paolo Conte. Dove trovate la magia, la passione, la seduzione dell'amore?

 

30 luglio 2009

Adoro le spiagge deserte, specie senza ombrelloni. Sussiste il mito dell'amore da ombrellone, amori che terminano nel preciso momento in cui l'ombrellone si chiude, ovvero al termine della stagione estiva. Credo invece che, almeno sulle spiagge deserte, su cui si decide di recarsi con l'amata/o, non si dia l'amore da ombrellone: c'è un noi, un'emotività intesa e intensa nei confronti di se stessi, dell'amato/a, del noi, un identità comune che è stata costruita, anche razionalmente, e che continuerà a volerlo essere. Ipotizziamo, però, che questo amore, quello che non è affatto da ombrellone, finisca: il dolore sarà del tutto lancinante, oltre ogni spiaggia, in ogni singolo istante della nostra esistenza. Lo stereotipo dell'amore da ombrellone han ben poco da spartire col mio concetto plurimo d'amore. L'ombrellone ripara dal sole, e forse anche dall'amore, mentre, a mio avviso, l'amore è una forza passionale che si muove, una sequenza di onde vissute con chi si ama, una condivisione di cui l'abbraccio è il simbolo. E ci si abbraccia in ogni stagione.

 

29 luglio 2009

Detesto, visibilmente, ogni sorta di turismo sessuale: c'è un individuo di potere che "approfitta" di un altro individuo, perché sa di riuscirlo a incantare, in virtù del solo potere, un potere che in genere insulta l'altro (non è però mia intenzione affrontare qui il problema dei rapporti sado-maso); c'è un individuo che paga le prestazioni sessuali di chi ha poche possibilità di negare le prestazioni in questione, a causa dell'assoluta indigenza economica in cui versa; c'è chi è un pedofilo, a casa propria, o quando fa il turista. Ricordiamo sempre che, nel trattare un altro essere umano come un oggetto (anche del proprio piacere), lo declassiamo dal suo essere soggetto. Denunciamo poi quanto occorre denunciare. L'oggettificazione (sessuale e non) degli esseri umani ha già originato troppe stragi, mentre un certo turismo sessuale si pratica in paesi ben poco esotici: nei paesi europei, sulle nostre strade, tra le mura di certe case e di certi palazzi.

 

28 luglio 2009

In filosofia ci chiediamo e dobbiamo chiedere: cos'è l'amore?; sussistono diversi concetti d'amore?; qual è il loro valore?; gli amori riescono a conferire maggiore autonomia a coloro che amano? Cos'è il far sesso? E cos'è, invece, il far l'amore? E cos'è, ancora, l'erotismo? Alcune filosofie riconoscono diverse modalità d'amare, anche perché, quando si ama a lungo il medesimo individuo, non possiamo ritenere che l'amato/a non muti esistenzialmente, culturalmente, esperienzialmente, e via dicendo. La speranza è sempre di riuscire a contribuire, in quanto amante, al mutamento. In fondo, benché che nel corso della propria esistenza capiti raramente di amare un unico individuo, ogni volta che si ama davvero si ama un individuo unico: mi unisco a lei/lui eroticamente (non confondiamo, please, il banale sesso con l'erotismo) e mentalmente, desidero esclusivamente lei/lui, consento che alcune parti di me (anche intellettuali) risultino accessibili solo a lei/lui. Attenzione, però, non intendo fornire consigli sull'amore, né che altri filosofi me li forniscano. Da filosofa argomento sull'amore; che io, invece, sappia amare sul serio è tutt'altro discorso. Il privato dei filosofi, il mio incluso, ha poco da insegnare e deve essere tutelato. Rimango sempre sgomenta quando il mio privato viene invaso. Per di più, tra politici ed ecclesiastici, c'è chi si permette di dirmi cosa è bene e cosa è male, cosa posso fare e cosa non posso fare in amore. Con ottime argomentazioni? No. Quindi, è tanto più assurdo quanto mi viene detto.

 

27 luglio 2009

Pessimista io? Molto spesso. Cronaca nera e mondana, film, mitologie, pubblicità, poesie, romanzi ci restituiscono spesso raffigurazioni, racconti, visioni d'amori avvilenti, distruttivi, molesti, negativi, squallidi, umilianti. Si tratta d'amori, o di qualcos'altro? Per di più, pare che questi amori nel nostro paese (e non solo) piacciano. Si continua insistentemente a valorizzare, moralisticamente (non eticamente) l'impegno sulla coppia, anche in casi in cui all'interno della coppia i singoli individui non comunicano tra loro, si limitano a sopravvivere, si perseguitano, si danneggiano psichicamente e/o fisicamente, consapevolmente o inconsapevolmente: danni di cui a volte non ci si accorge neppure - vengono assunti come normali, o come inevitabili compromessi per fare "funzionare" la coppia stessa. I danni divengono consueti, sintomi addirittura di una qualche "sanità", specie nel caso in cui si sia preferita l'ignoranza di sé alla conoscenza, la fede nunziale al proprio dito anulare piuttosto che la ricerca dell'intimità amorosa.

 

25 luglio 2009

Evidentemente, il tradire può non aver a che fare col matrimonio. È una libertà, un esistere con maturità, un modo di tutelare la propria autonomia, la propria individualità, di realizzarsi. Vorrei non venire fraintesa. Personalmente e filosoficamente, sopporto poco egoismo, individualismo, narcisismo, solipsismo. Il traditore/la traditrice è di norma tale, e come tale risulta anche psichicamente disturbato, paranoide, cognitivamente carente, irrazionale. La relazione amorosa assicura, invece, il noi, l'unione di due diverse identità in un'entità comune e condivisa, in cui con l'amato/l'amata ci trasformiamo e maturiamo, accrescendo le nostre identità, conoscenze, emozioni, razionalità. Ovvio, però, che, se vivo in una situazione di coppia in cui il noi è assente, nel tradire non tradisco probabilmente alcuno/a.


24 luglio 2009

Si tradisce se stessi/e nel rinunciare alla propria libertà, emancipazione, crescita. Rifiuto di innamorarmi di un altro/un'altra anche, benché non solo, a causa di una società che mi offre maggiori garanzie nel caso in cui io mi trovi in una situazione di coppia, specie di coppia sposata - e questo è vero non solo per l'Italia, nonostante l'arretratezza del nostro paese nel rinnegare ogni diritto al matrimonio a coppie non eterosessuali. Parlo di matrimonio e vero e proprio, e non degli "strani" patti che vi sono in alcuni altri paesi, "strani" quali quelli che vigono in paesi "evoluti" come Francia o Germania.
Matrimonio vero e proprio perché ogni individuo di ogni preferenza sessuale deve poter contare su un ordinamento giuridico in cui riesca (non debba) rivolgere all'amato/a una domanda semplice, quale vuoi sposarmi? Domandare "vuoi sposarmi?" è diverso dal "vorresti sposarmi?": se ti chiedo "vuoi sposarmi?", lo chiedo perché so che sussiste la possibilità in questa società di sposarti; lo stesso non vale affatto nel caso del "vorresti sposarmi?". E non è paradossale ipotizzare che il non potersi sposare equivalga a rinunciare alla propria libertà, emancipazione, crescita, e, di conseguenza, a tradire se stessi/e.



23 luglio 2009

Si parla ormai sempre più spesso di amori plurimi. Perché no? Non significa necessariamente tradire. I greci erano saggi nel distinguere tra agape, eros e philia: c'è un amore che con la tradizione cristiana si è trasformato in sentimento dall'afflato religioso, c'è un amore erotico, c'è un affetto per famiglia e amici.
Si tratta di responsabilità e investimenti emotivi diversi, accomunati però dall'amore, che potrebbero venire, in qualche senso, recuperati nella nostra epoca, se riuscissimo a liberarci dei troppi stereotipi che riguardano non solo l'emotività, ma anche il tradimento. Perché, confessiamolo, a volte si tradisce con superficialità, altre con intimità e profondità; a volte, si tradisce per noia, mentre altre volte, pur di non tradire, si tradisce se stessi/e.

 

22 luglio 2009

La responsabilità emotiva non mi pare distintiva della nostra società, perlomeno, della società occidentale che, nel garantirci parecchie (troppe?) esortazioni materiali, si sta imbarbarendo sotto il profilo sia culturale, sia emozionale. È una società che, senza esitazioni, volgarizza le emozioni: altrimenti non andrebbero per la maggiore i reality, le serie televisive, i fatti di cronaca rosa o nera, gli avatar. È a queste "entità" che, tra l'altro, la società ci induce a delegare la nostra emotività. Come se la possibilità di approfondire l'emotività non rappresentasse un modo privilegiato di conoscere se stessi, e, insieme a se stessi, di conoscere l'amato/a. Come se bastasse cercare su Google "amore" o "love", e il discorso si chiudesse lì. Provate, però, a eseguire davvero la ricerca su Google: ci vorrebbe un'intera vita per leggere tutte le voci che compaiono. E la mia vita preferisco dedicarla all'analisi emotiva, senza rinunciare a quella razionale.



21 luglio 2009

Seconda perla: con quanti significati si può dire "ti amo"?

Nel discorso quotidiano abusiamo di molti termini, incluso del termine "amore". Non solo perché il significato di "amo" muta considerevolmente in "amo i fiori della lavanda", "amo remare", "amo Patti Smith", "amo il mio compagno/la mia compagna", ma anche perché, quando proferisco "ti amo" al mio compagno/la mia compagna, lo posso fare con leggerezza o intensità, inconsapevolezza o consapevolezza, menzogna o sincerità, convenienza o convinzione. Concentrandoci sul "ti amo", vi è soprattutto da considerare la sua eterogeneità: gli amori eterosessuali, bisessuali, omosessuali, e via dicendo, possono venir declinati in svariati modi nel corso della propria vita fisica, psichica, pratica, mentre ogni singolo "ti amo" presenta caratteristiche peculiari. A volte con la necessaria responsabilità emotiva, a volte senza.

 

20 luglio 2009

Prima perla: tradire significa per forza ingannare?

Si tradisce? Se l'amore è un kleenex, no problem. Si tradisce costantemente, ma subito dopo si fa ritorno con rapidità alle braccia tranquillizzanti di chi ci assicura un qualche tipo di conservatorismo, seppur di facciata. L'amore può essere "scontato": attendiamo i saldi per l'amore, prediligiamo un erotismo sbrigativo (ma è erotismo, o sfogo?) all'erotismo amoroso, lento, virtuoso. Immaginiamo, invece, che si tradisca senza equiparare gli amanti/le amanti a kleenex.

Si tratta di un tradimento in cui s'inganna? Come ho avuto modo di scrivere in Donna m'apparve (Codice Edizioni, Torino, 2009): «Il tradimento non comporta di necessità l'inganno. Il termine "tradire" deriva infatti dal latino "tradere" che nel suo significato più generale significa "consegnare, affidare, trasmettere": consegnare, affidare, trasmettere cultura, conoscenze, sentimenti, identità, valori (da cui poi il termine "tradizione").

Solo in un significato specifico significa "consegnare al nemico", e di conseguenza "ingannare"». Ulisse inganna la fedele Penelope? Non dimentichiamo che Atena dice di lui: «Non molto tempo lontano dalla sua terra paterna starà, neppure se ferrea catena lo tiene: saprà tornare perché è ricco d'ingegno» (Odissea 1, 203-205). Cos'è questa patria se non un luogo, magari metaforico, di sentimenti, identità, valori? E cos'è quest'ingegno se non cultura e conoscenza?

 
 
 
 
 
 
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