Dopo tanto parlare e scrivere (e anche un po’ agire, perché ogni tanto lavoro perfino!) ho assistito alla conferma di quel che ho sempre pensato, cioé che il territorio cuneese é estremamente vario e, offendo al turista più di una risorsa contemporaneamente, si ha sicuramente successo.
Il campionario su cui gli operatori locali hanno eseguito il test era perfetto: una novantina di persone, provenienti da diciannove paesi del globo (dalla Finlandia al Sud Africa, senza trascurare l’Italia, il Brasile, la Corea).
Sto parlando dei partecipanti al congresso internazionale EMF09, International Symposium on Electric and Magnetic Fields From Numerical Models to Industrial Applications, tenutosi a Mondovi dal 26 al 29 maggio.
Il prestigioso evento – per la prima volta in Italia - è stato realizzato dal Politecnico di Torino insieme all’Association des Ingénieurs de Montefiore di Liegi (Belgio), col supporto della Città di Mondovì, della Camera di Commercio di Cuneo, della Banca di Caraglio del Cuneese e della Riviera dei Fiori, del Tour Operator monregalese Terre di Emozioni e dell’artista ceramista Marina Dardanello, che ha realizzato un pezzo numerato in esclusiva per ogni partecipante.
La sede della sessione orale era la bellissima chiesa barocca di Santo Stefano a Breo, adibita a sala polivalente. Dicono gli intervenuti al convegno che mai si era visto, nei precedenti meeting, un chairman di sessione di congresso scientifico fare fotografie alla sala mentre presiedeva una seduta.
Apprezzatissima é stata la salita in funicolare per raggiungere il quartiere di Piazza, in alto sul colle, e godere di un pantagruelico light lunch (light doveva essere, ma gorgeous è stato di fatto) presso le Cantine Bonaparte, davvero un must sia per la gastronomia che per i locali medioevali e la strepitosa vista-Langhe dalla terrazza.
Che dire poi dell’Antico Palazzo di Città, nel quale si teneva la sessione poster del pomeriggio? È seicentesco, affrescato ed affacciato su una splendida piazza, e non occorre aggiunger altro.
Gli eventi sociali hanno coinvolto parecchi ristoratori della zona, e non solo, perché oltre alla visita ad un viticoltore locale, si é ammirato il Santuario di Vicoforte e il suo chiostro, nel quale è stata servita una superba cena.
Ma il pezzo forte, sicuramente, è stato – giovedi sera - la visita alla Banca del Vino di Pollenzo, cui è seguita una pantagruelica e tartufata cena alla Cascata di Verduno.
Nelle storiche cantine ove Francesco Staglieno fece la prima codificazione dei moderni metodi di vinificazione dei grandi rossi piemontesi sono stoccati i vini delle più prestigiose firme dell'enologia nazionale, scelti con la massima attenzione per la qualità del prodotto da un'apposita commissione, con un 50% di aziende piemontesi e il restante 50% delle più blasonate aree di produzione italiane.
È un vero e proprio museo del vino d'eccellenza: con percorsi di visita per il pubblico.
Spero di aver dato qualche idea… come si dice? Di aver gettato qualche semino… e che non tutti cadano sul ciglio della strada!