È il periodo dei matrimoni.
La domanda è: c’è ancora qualcuno che si sposa?
Mah! Comunque, per coloro che hanno il coraggio, perché coraggio ci vuole, oggigiorno, di fare il grande passo, la ricorrenza deve essere degnamente celebrata, se non con fasto, sicuramente con una certa eleganza.
Quale donna non ama sentirsi una principessa almeno per un giorno? Se così non fosse non ci sarebbero tutti quei bianchi abiti svolazzanti nelle vetrine, in un trionfo di veli, pizzi e fiori. Giusto?
E allora, perché non farsi le foto in una cornice principesca? Una villa d’epoca, un castello, un giardino sono il fondale adatto.
Nella nostra zona io opterei per una puntatina nel parco di Racconigi, popolato da alberi monumentali, tra cui giganteschi platani settecenteschi, olmi, i faggi, ippocastani e ginkgo biloba.
Oltre alla Margaria e alle Serre, l’ambiente propone anche l'eremitaggio settecentesco, la fagianaia, la darsena con le barche, la casa del gufo reale, l' isola, tra i canali ed il lago, le rovine del tempio dorico e la grotta di mago Merlino: insomma, ce n’è, come si dice!
Il parco è anche un luogo privilegiato per l’osservazione dell’avifauna: sul tetto del castello, in primavera, nidificano le cicogne e sono davvero bellissimi i loro piccoli che spuntano appena con la testolina!
Non è davvero una cattiva idea farsi un servizio fotografico a Racconigi, anche perché nella zona cuneese ci sono mille e uno ristoranti dove organizzare un rinfresco da principi, per cui si avrebbe in pratica tutto ciò di cui si ha bisogno.
E mentre gli sposi si fanno le foto in santa pace, gli ospiti possono approfittarne per visitare il castello: basta circa un'oretta con la guida.
Tra parentesi, già che abbiamo parlato di avifauna, questa ve la devo proprio raccontare: ci sono, nella camera della regina al secondo piano, diversi ritratti di bambini ‘reali’.
La curiosità è che i rampolli di famiglia nobile in passato venivano spesso raffigurati, a partire dalla pubertà, vestiti con l’abito corrispondente al ruolo che avrebbero ricoperto in età adulta; ad eccezione del primogenito, che ereditava il titolo, ed era vestito da guerriero, i figli cadetti erano perciò abbigliati da preti o suore, proprio come la povera Virginia, la Monaca di Monza dei Promessi Sposi, vi ricordate?
E da piccoli piccoli? Qui viene il bello, che volevo appunto raccontarvi, e mi scuserete per l’impertinenza: da piccoli li si ritraeva con lunghi abiti e una cuffietta in testa, indifferentemente sia che fossero maschi o femmine.
Come si riconoscevano? Facile: il maschio aveva un cagnolino al guinzaglio e la femminuccia… come disse una guida un po’ stanca, all’ultimo turno di servizio al castello (indovinate chi era?), ebbene, la femminuccia con… un uccello in mano!
Vabbe’, dai, alzi la mano chi non ha mai fatto una figuraccia lessicale!