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Un motivo per vedere Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek ce lo abbiamo tutti: piace a quel popolo di sinistra che affonda salde radici nel fascino per il telefonino e la Mercedes, commuove i sani sentimenti della compassione gay, e forse documenta i patres familias dell'Italietta infedele sulle insospettabili passioni di mogli e figli.
Mi pare che il viaggio della Buy (Antonia) nei meandri di un mondo gay a lei insospettabilmente vicino ammicchi a una redenzione della borghesia inconsapevole attraverso l'immersione missionaria nel mondo del diverso, nelle esperienze che per davvero si stagliano dalla vita accettata e quindi esistono di fronte alla sempre più spenta curiosità di tutti. Antonia ci accompagna in quel mondo che accettiamo senza conoscere, ci mostra la realtà di vite diverse dallo standard mulinobianco, dove scopriamo virtù cristiane e passioni pagane, vero sasso gettato contro la vetrata dell'ipocrisia dell'era pubblicitaria.
In Le fate ignoranti, il cammino verso la comprensione è parallelo al doloroso viaggio della Cecilia Roth di Todo sobre mi madre verso Barcellona. Mi pare che, seppure con accento diverso, i due film si assomiglino e nella struttura del dolore e nell'azione della catarsi: la morte tragica di una persona cara, il viaggio nell'alterità del mondo transgaylesbo, la compassione missionaria verso l'incomprensione e la malattia, la critica al pudore borghese. In Almodòvar la catarsi della neoborghesia è rappresentata dall'azione di un'eroina cresciuta nel mondo del diverso e che a quel mondo torna per sciogliere il dolore e per ritrovare la vita. In Ozpetek, invece, Antonia scopre un mondo nuovo: anche in questo caso il contatto con l'alterità l'aiuta a risolvere il dolore e la porta ad assaporare la nuova vita libera di un viaggio.
Anche nella descrizione del mondo transgaylesbo i due film hanno caratteri simili: la violenza delle relazioni, i chiaroscuri della passione assoluta, la vera amicizia sostenuta dal confronto col vissuto dell'altro: la tragedia che unisce. Esemplare in Le fate ignoranti l'episodio di Mara (Lucrezia Valia) uomo biologico/donna sociale che dovendo ritornare nella Calabria dei genitori coinvolge gli amici nel problema del presentarsi uomo improbabile o donna improvvisata.
In Todo sobre mi madre i valori di amicizia acquisiscono uno spessore più "femminile" attorno a temi quali la conduzione della gravidanza o il piacere di un pomeriggio tra amiche dove il corpo estraneo di Agrado (Antonia San Juan) è elemento di ricchezza e ironia.
In somma, mi pare che queste linee di frattura rappresentino gli aspetti più interessanti di Le fate ignoranti. E, comunque, possiamo uscire dal cinema dopo avere visto il film e dire che carino e continuare a parlare di mondi vicini e lontani.
dada73
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