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Spettacoli

La Generazione del Condizionale

 
Quelli del "vorrei, ma non so se ce la farņ". Stipendi miseri, competizione selvaggia e poche soddisfazioni. Dalla nostra community
 
   

     
29 aprile 2009
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di Gisella Defilippis
   
i due protagonisti di 'Generazione 1000 euro'
i due protagonisti di 'Generazione 1000 euro'

Matteo, amante della matematica vorrebbe alzarsi ogni mattina ricevendo un bacio dalla donna che ama e vorrebbe insegnare all’Università, ma, quando si sveglia, accanto a lui nel letto c’è il suo coinquilino e, ad attenderlo, una scrivania nell’area marketing di una società per cui progetta custodie per cellulari. Guadagnando mille euro al mese.
Francesco, invece, ha terminato la Scuola di Cinematografia, vorrebbe girare il suo film, ma passa le giornate giocando alla playstation e lavorando come proiezionista.
Beatrice sì è trasferita da Todi a Milano, vorrebbe insegnare latino e greco, ma ancora attende la prima supplenza
Infine Angelica vorrebbe far carriera, e, per raggiungere l’obiettivo, vaga per l’Europa in compagnia del suo trolley.

Sono i quattro protagonisti di Generazione 1000 Euro, tipici esemplari di quella che potremmo definire la Generazione del Condizionale, trentenni che  vorrebbero realizzare le proprie aspirazioni, ma raramente ce la fanno. «Giovani, non più così giovani, di cui ogni tanto gli adulti parlano in tv scuotendo la testa con rassegnazione», come li etichetta Matteo. Giovani che vantano una laurea a pieni voti, master e specializzazioni, e tuttavia temono ogni giorno di perdere il lavoro (un lavoro di cui per giunta gli importa poco). Costretti a non credere più nei sogni ma nemmeno nella realtà, ché l’unico modo per andare avanti è pensare: «ciò che mi succede non mi riguarda».

Affrontano bollette e affitti con il conto perennemente in rosso; vendono e acquistano su e-bay; sperano di incontrare la persona giusta e di trovare un lavoro appassionante, ma si ritrovano a vivere in uno stato di costante precariato sentimentale e lavorativo. E magari vorrebbero pure tener fede ai propri ideali, senza scendere a compromessi con una società in cui  “competizione” fa rima con “sopraffazione”, o per lo meno è necessario “conoscere la gente giusta”.

Insomma ci assomigliano un po’ questi 4 personaggi anche se, a guardarli bene, sono meno ansiosi di noi precari in carne e ossa, e sembrano suggerirci un’altra visuale: perfino le paure che ci rendono vulnerabili (e isterici e nervosi), possono essere esorcizzate con un po’ di ironia. La vita però non è un film e l’happy end, che sullo schermo naturalmente non manca, sembra quanto mai complicato da mettere in piedi. Sperando che stia a noi farlo, e a nessun altro. Sperando di non sentirci tutto il tempo «personaggi di un video-game in cui qualcun altro decide ogni nostra mossa».

 
 
 
 
 
 
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charles
cara greta....
se tu hai problemi con l'italiano non č un mio problema!
se invece fossi depresso... ecco quello invece sarebbe un mio problema!
e cmq... non credo che nč l'uno nč l'altro centrino col film! tu cosa fai nella vita? internetologa?
03/05/2009 10:14
nuanda45
L'anno scorso sono stata pagata 900 euro per 2mesi di lavoro (scavo archeologico) e mi sono pure sentita una povera pezzente perchč andavo ad "elemosinare" ciņ che mi spettava di diritto, dal momento che il mio lavoro l'avevo svolto e avevo tutti i titoli in regola.Esiste una generazione 1000 euro (nel mio caso ai mille euro neanche ci sono arrivata...) perchč noi siamo i primi ad abbassare la testa e a farci mettere la cavezza al collo.Perchč non ci ribelliamo a questo schifo, perchč pur di avere misere briciole saremmo disposti ad accoltellare anche i nostri migliori amici.Siamo quelli della serie "Mutismo e rassegnazione".E non va bene.Affatto.Quando vogliamo deciderci ad alzare la testa?
30/04/2009 01:30
greta50.rm
Caro charles due cose:
la prima: spiegami, secondo te gli operai non hanno nč pretese, nč sogni, nč velleitą ? Non se lo possono permettere o non sono in grado?
la seconda: "ancora studente e gią angosciato": pił che altro mi sembri un pelino troppo depresso!
29/04/2009 17:58
charles
che dire...
io non sono nemmeno della generazione "poco pił di 1000 euro"...
ancora studente e gią angosciato per quello che mi aspetterą...
vivo ancora di sogni non infranti e di speranze non disattese
(anche se le esperienze di chi mi sta intorno non sono per nulla
confortanti!!!).
tutto col tempo svanisce... la forza, la testardaggine... la passione!
tornassi indietro farei l'operaio! nessuna pretesa eccessiva... nessuna
ambizione velleitaria... solo la soddisfazione di fare davvero quello
che le mie mani mi consentono di fare...
eppure... mi piace ancora credere che a qcn importi dei nostri sogni...
magari non quello che č nei cieli... mgari non silvio... :D
29/04/2009 14:49
sergio7887
Sono uno della generazione..."poco piu' di mille euro..." ma comunque i dubbi, le angosce e i pensieri sono sempre quelli.
Solo un'unica voglia...quella di partire lontano in cerca di qualcosa di diverso, di esperienze nuove ed emozionanti e magari di un lavoro stimolante dove.."“competizione” non faccia pił rima con “sopraffazione”, ma con rispetto ed ascolto...
Mi rispecchio appieno nel..."precariato sentimentale e lavorativo"...ahhaha
29/04/2009 13:04
ftest
Sono d'accordo con te...ho visto il film e mi sono anche divertito ma l'happy end non cancella l'amarezza della vita reale di noi precari...ma come dice Silvio "c'č bisogno di ottimismo in questo paese"
29/04/2009 12:01
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