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Cultura
Margaret Mazzantini, 'Venuto al Mondo'
Margaret Mazzantini, 'Venuto al Mondo'
 

'Venuto al mondo' di Margaret Mazzantini

 
L'ultimo romanzo della scrittrice e attrice. Una storia di amore, guerra e voglia di maternità. La recensione, dalla nostra community
 
   

     
28 aprile 2009
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di Giorgio Boratto
   

Con il romanzo Venuto al mondo, (Mondadori, 531 pp., 17 Eu) Margaret Mazzantini ci narra in prima persona una storia ricca di pathos e sentimenti che sa scavare a fondo desideri d'amore e morte, desideri di maternità e di distruzione. Per la scrittrice e attrice, un'altra riuscita opera letteraria e non solo.

Se con Non ti muovere l'autrice aveva costruito una storia che parlava al maschile, qui c'è Gemma, una donna con un forte desiderio di maternità che ci scuote, qui c'è tutta la ricchezza al femminile che ci tiene stretti per farci attraversare un mondo che scopriamo di conoscere inconsapevolmente anche noi. La tensione non cala mai e, nelle oltre 500 pagine, ci tiene avvinghiati con un racconto dove l'andare e il venire, come l'entrare e l'uscire, sono momenti fisici ed emozionali, sono vivere nell'amore e nella frustrazione, nella paura e nella sfida vitale di continuare una storia d'amore.
Per Margaret Mazzantini allora un'altra prova di stile e capacità descrittiva brillante.

Chi racconta è Gemma, una giovane romana che dopo diverse gravidanze interrotte, non accetta la sterilità e vuole un figlio dall'uomo che ama. In questa affannosa ricerca le ruotano attorno diversi personaggi che prendono spessore lungo una narrazione mai banale. L'amico bosniaco Gojko, il fotografo genovese Diego, il marito Giuliano, la giovane Aska, il giovane Pietro... vivono con Gemma e attraverso di lei, l'intimità di un destino comune e indistricabile. Protagonista importante del libro è anche la guerra in Bosnia, con la città martoriata di Sarajevo, che diventa lo scenario dove entrare e uscire dal degrado umano, entrare e uscire dalle nostre paure e debolezze, passare dal dramma alla pace rimanendo integri e vivi.

Moltissimi sono i passaggi vibranti espressi nel racconto. Uno ad esempio: Gli occhi passano accanto ai cadaveri e non si fermano, non si voltano. La guerra è dentro questi passi che continuano, questi occhi stanchi che scartano. Gli occhi sono gli unici pezzi di vetro che non cadono, restano lì nei loro telai tra le ossa, costretti a guardare, a ingoiare immagini che ammalano il corpo. Frasi che che descrivono la disperazione asciutta di vivere nella città di Sarajevo, assediata dai cecchini.
Sarà difficile dimenticare Gemma. Dopo essere stati con lei non possiamo posarla sul comodino con il libro: Gemma continua a vivere; le sue ferite segnano anche noi, i suoi dolori e pensieri ci insegnano una pietà che si rivolge anche a noi stessi. L'insensatezza delle situazioni di guerra e di degrado umano che ne consegue trovano nel finale una inaspettata ricomposizione: il paradosso di una vita che si sente tanto più forte quanto più è in pericolo.

 
 
 
 
 
 
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