Questione di cuore
DRAMMATICO, 102'




Quel che troppo spesso affligge il cinema popolare italiano, si tratti di farse o drammi, è un problema di sguardo del narrante. Il sacrificio del pudore (umanista) sull'altare della sceneggiata, dell'ammiccamento e, in definitiva, della volgarità, è praticamente la regola. Manca, a monte, la comprensione che la commozione, così come la risata, si giovano assai più della sottrazione che dell'accumulo (vedi Brizzi, Veronesi e pure Ozpetek, tanto per far nomi di tre che proprio non ce la fanno). Una filosofia dell'eccesso che informa di sé tutto e tutti, attraversando democraticamente i media.
Ecco perchè il film della Archibugi è rigenerante. Era dall'ultimo Virzì (Tutta la vita davanti), infatti, che non uscivamo di sala dopo una commedia italiana (amara, come sempre sono le buone commedie) con il cuore gonfio di soddisfazione. Ricapita con Questione di cuore, che è un miracolo di parsimonia registica e attoriale, e tuttavia non si nega pianti né sincere risate. Straordinari Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart, ma brava anche Micaela Ramazzotti.
Negli spazi vuoti, tutti al loro posto, c'è lo spazio per fermarsi a capire. E a credere a quel che si vede.
LA PROGRAMMAZIONE |
VOTA IL FILM
Disastro a Hollywood
COMMEDIA, 112'




Povero Barry Levinson. Autore di molti titoli che hanno sagomato l'immaginario collettivo negli anni '80 e '90 (Rain Man, Good Morning Vietnam, Rivelazioni, Sleepers), più che di veri capolavori, da una decade a questa parte (ovvero dopo l'ottimo Sesso e Potere, 1997) non azzecca più un titolo nemmeno per sbaglio (guardatevi la filmografia e inorridite). Per Disastro a Hollywood, risaputissima satira sulla Fabbrica dei Sogni, così stipata di cliché che manca l'aria (il regista idealista e infantile, la produttrice avida e cinica, la star capricciosa che demolisce i camerini, il pubblico diviso tra borghesi stolidi e adolescenti in fregola per il sangue) raduna una manciata di amici di gran nome (De Niro, Willis) senza riuscire a dire una cosa una che non sia già stata detta meglio e da un bel po'. Meglio lasciar perdere e rivedersi Hollywood, Vermont di Mamet e Hollywood ending di Allen.
LA PROGRAMMAZIONE |
VOTA IL FILM
Franklyn
DRAMMATICO, 94'




Beata gioventù. Film carico di buone intenzioni Franklyn, che declina 3 storie di alienazione familiare in chiave fantasy e si toglie pure lo sfizio di mimare le metropoli fantascientifiche di tanto cinema distopico d'alto lignaggio (Blade Runner, V per vendetta, The dark city). Miracoli del digitale. Il film però è a basso costo, e presto la virtù si fa necessità: i panorami sci-fi lasciano il passo ai consueti, piovosi vicoli londinesi e la storia, nonostante il tentativo di riannodare molti fili in una sensata visione di insieme, sta assieme per miracolo. Eva Green, come sempre di soprannaturale bellezza, stavolta è in versione dark lady.
LA PROGRAMMAZIONE |
VOTA IL FILM
Gli amici del bar Margherita
COMMEDIA, 90'




C'era proprio necessità di mettere in cantiere un altro film a meno di sei mese da Il papà di Giovanna? Istantanea d'esterni ingiallita dal tempo, una Bologna irrequieta e distratta raccolta sotto i suoi ampi portici, Gli amici del Bar Margherita vorrebbe essere una cinica apologia dell'amicizia virile ma è purtroppo poco più di un fiacco intreccio d'aneddoti che, spiace dirlo, odora di senilità. E l'endemica malinconia delle storie di Avati finisce per diventara malinconia per il regista che Avati fu. Grande Gianni Cavina, sotto tono tutti gli altri, con particolare nota di demerito per Abatantuno e Marcoré, stanchi imitatori di se stessi. Su Lo Cascio meglio sorvolare.
LA PROGRAMMAZIONE |
VOTA IL FILM