Non voglio fare solo un commento all'interessante articolo di Daniele Miggino apparso su mentelocale.it, ma anche una ulteriore riflessione sul fenomeno Facebook attraverso un libro che è stato presentato la settimana scorsa alla libreria del Porto Antico da Sergio Badino, soggettista e sceneggiatore genovese.
Il libro in questione è Facebook: domani smetto di Alessandro Ferrari (Castelvecchi, 2009, 149 pp., 10 Eu). L'autore è un giovane che lavora come sceneggiatore e fumettista per Disney e Pixar. Anche lui caduto nel vortice di Facebook. In questo libro analizza attraverso un gruppo di personaggi il social network per eccellenza.
Secondo Alessandro Ferrari, Facebook si può paragonare a una droga, e le parole del titolo sottendono a questa filosofia: domani smetto, come si usa dire per molte dipendenze. Sì, per l'autore di questo libro, Facebook crea senz'altro delle dipendenze e insieme allarga le percezioni, svela molti aspetti sconosciuti di noi: come le droghe anche Facebook ha due facce e sta a noi esserne consapevoli.
È essenzialmente una vetrina che mette in mostra chi c'è, quindi non nasconde a differenza di altri mezzi, ma avvicina. Per questo Ferrari rivela che il bisogno di privacy è indotto: in verità la voglia di mostrarsi è più forte del bisogno di riservatezza. Forse c'è da difendersi dai venditori, ma per il resto? Non bisogna stupirsi: su Facebook la maggioranza delle persone mette tutto in vista: dati anagrafici, foto, desideri, manie, debolezze, gusti... una fiera del voyeurismo più sfrenato.
Io ho riscontrato come questo mezzo faccia venire una particolare febbre a chi si è avvicinato da poco tempo alla rete e scopre le sue potenzialità. In seconda battuta, poi, crea dipendenza specialmente a chi ha una scarsa vita sociale e relazionale: il monitor e la virtualità favoriscono i contatti anche ai più timidi. Ognuno potrebbe raccontare la sua esperienza in maniera diversa.
Anche i motivi per cui ci si iscrive a Facebook sono i più vari: sono per moda, per curiosità, perché ci sono gli amici, per gioco, per necessità, ecc. Io ad esempio mi sono iscritto dopo i consigli di un amico pubblicitario, che mi elencava le tante possibilità offerte per raggiungere gli amici e informarli delle mie varie attività culturali. Bene, mi sono detto. Proviamo. Inseriti i miei dati nel profilo, ecco il divertimento di fare le pagine utili per divulgare appuntamenti, pensieri e scritti; subito dopo comprendi che hai bisogno di creare anche un gruppo, ovvero una massa di contatti per far conoscere le iniziative, quello che fai... a quel punto si innesta quella sfilza di richieste di conferme d'amicizia e di richieste di adesioni a gruppi che non lasciano tregua. È il momento di rallentare, di dosare la presenza.
Forse è già il momento di smettere. Ma poi bisogna ricordare che sempre, come tutto, dipende da come si usano le cose. Allora? Facebook permette anche di comunicare con discrezione e tramite la ragnatela di amicizie si possono raggiungere le persone utili per le diverse situazioni. Io ad esempio sono riuscito a costruirmi, grazie a Facebook, una vacanza in Senegal grazie alla conoscenza di una dolce signora che gestisce un residence vicino a Dakar.
Io credo che in fondo niente ci succeda mai per caso, e allora con Facebook non facciamo altro che allargare le possibilità di accadimenti utili alla nostra crescita: il senso della nostra vita.
A proposito, mentre sto scrivendo gli iscritti a Facebook avranno sicuramente superato la soglia dei 250 milioni. Cosa aggiungere?