Ma voi lo sapevate cos'è un hot spot?
La macchia di cioccolata calda sul maglione bianco nuovo, forse?
Assolutamente no: però, pur scartando a priori l'ipotesi, non sapevo lo stesso di che cosa si trattasse.
Per fortuna in rete c'è tutto, e se cerchi trovi che gli hot spot sono i punti caldi della biodiversità, cioè quelli in cui ci sono il maggior numero di specie endemiche.
Tali aree, venticinque appena in tutto il mondo e addirittura dieci - udite udite - localizzate nella sola fascia mediterranea, sono quelle, tra tutte, che con maggior cura vanno protette.
Qui uno si sente già figo, in quanto mediterraneo. Ma non è finita, perché la cosa lo tocca anche più da vicino.
Infatti le ricerche sulle Alpi Liguri del versante piemontese attribuiscono alla zona monregalese e cuneese più di 450 tipologie di habitat, quindi un'elevatissima biodiversità che vede rappresentate tutte le principali formazioni vegetali d'Europa.
Capito? Tutte. Quindi io abito in un hot spot. Per forza: qui abbiamo un versante tipicamente alpino e uno a flora e fauna mediterranea. Configurazione rara, se non unica, a trovarsi.
Buona parte di questo territorio appartiene già al Parco Alta Valle Pesio e Tanaro, che ha il suo cuore nel massiccio del Marguareis, la più alta vetta delle Alpi Liguri, ma attorno c'è di più.
C'è perfino il lupo, tornato in zona negli anni '90 dopo un'assenza di settant'anni (l'ultimo lupo fu ucciso nel '21 sulle Alpi di Mondovì), e si sa che i predatori prolificano se la preda è abbondante.
Così, finalmente, qualcuno se n'è accorto e ha proposto, in barba ai cacciatori, che son sicuramente contro, e ai legnaioli, che saranno contro anche loro (immagino), di ingrandire di circa 800 ettari questo enorme serbatoio di natura, in modo che si conservi al sicuro, coinvolgendo alcuni territori nei Comuni di Ormea, Briga Alta e Frabosa Soprana, ove si ipotizza l'istituzione di una Riserva Naturale.
Speriamo: sarebbe bellissimo poter salire sui monti in qualunque periodo dell'anno senza trovare il sentiero costellato di fuoristrada di cacciatori, o devastato dal taglio selvaggio degli alberi, e osservare gli animali liberi nel loro habitat.
E poi in primavera (cioè ora, cari i miei impenitenti sciatori) i camosci iniziano a scendere a valle per brucare nei punti dove la neve si scioglie: quest'anno poi è stata dura per loro, poveretti, con tutti quei metri di bianco che coprivano tutto.
Se aspettate ancora due o tre settimane, e poi salite sul Merdenzone da Pratonevoso (son davvero quattro passi) quasi certamente li vedrete anche ad occhio nudo, guardando verso l'Artesinera e il Mondolé.
È una chance unica di inizio stagione, perché poi con l'arrivare dei turisti si ritireranno in alta quota.
Quindi, fatevi un'ultima sciata e poi fuori le scarpe da trekking, spolverate la guida del Cai, affardellate gli zaini e collegatevi in rete per visualizzare i sentieri: appena sgela un attimo, via, si parte!