TWO LOVERS @@@@
Un melò contemporaneo e tutto sotto le righe, fatto di nevrosi, abbandoni, corteggiamenti, piccole meschinità e grandi slanci.
Maestoso Joaquin Phoenix: alla (presunta) ultima apparizione su grande schermo, dà vita (e insoddisfazioni, e malinconie) ad un trent'enne maniaco-depressivo impegnato a districarsi nel più periglioso dei triangoli sentimentali: il fantasma di un amore passato, quello di un amore futuro e la concretezza di un affetto sicuro, palpabile e presente. A scegliere per lui, come sempre, sarà la vita.
Grey fa di una storia d'amore, un noir, e gira un film che si attacca addosso come una domenica pomeriggio di pioggia e foglie secche. Un buon posto in cui naufragare.
THE INTERNATIONAL @@@
Un thriller politico senza ritmo ma riscattato da una sequenza sensazionale: Clive Owen, braccato dai sicari di una leviatanica organizzazione criminale, manda in pezzi niente meno che il Museo Guggenheim di New York. La celebre passeggiata a spirale è una location perfetta: una sparatoria così non la vedevamo da un bel po'.
Peccato che prima e dopo si faccia poco sugo e ancor meno arrosto. Le grandi banche sono le garanti finanziarie degli equilibri politici planetari: vendono e comprano armi e sistemi di difesi con lo scopo unico di generare debito pubblico, senza un'ombra di ideologia differente dal profitto. Detto questo (e detto chiaro e tondo, a scanso di equivoci, in un unico dialogo) resta solo un gran via vai di facce crucciate, architetture d'avanguardia, telefonate cospiratorie.
IL CASO DELL'INFEDELE KLARA @
Una riflessione sull'ossessione amorosa, che nasce dal nulla e nel nulla scivola. Faenza tenta di toccare un tema serio ammorbidendo le parentesi scabrose con toni vintage da commedia anni '70, ma il film non sta insieme. Il comparto tecnico lascia sconcertati: luci piatte, montaggio scombinato (a metà film la Chiatti passa dall'abbandono di Santamaria, alla promessa di matrimonio, in due stacchi), commento sonoro incomprensibile (spaghetti western?), un uso della macchina da presa che passa dallo scorcio elementare all'artificio stucchevole e immotivato (la chiesa ripresa a testa in giù).
I personaggi restano sulla carta: un po' per la recitazione sciatta, un po' per il doppiaggio frettoloso e mal amalgamato; moltissimo per uno script che somma cliché e assurdità («scommetto il tuo reggiseno che è con sua madre»; «sei laureata in scarpologia?»). Si può ridere ma la verità è che siamo di fronte a un tale vuoto di competenze e talento che si rimane più che altro sconcertati.
LA VERITA' È CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA @@@
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PONYO SULLA SCOGLIERA @@@@
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GRAN TORINO @@@@
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