18 febbraio
Arriviamo a Mumbai e, dopo qualche ora di attesa, ci imbarchiamo sul volo per Dabolim, l’aeroporto di Goa. Quest’anno abbiamo deciso di non fermarci nemmeno un giorno nella capitale economica dell’India per iniziare al più presto il nostro lavoro.
Già sull’aereo sentiamo la differenza con i viaggi precedenti, scopriamo un’emozione nuova: quest’anno abbiamo una meta ben precisa, un indirizzo e una serie di persone con le quali abbiamo cominciato un cammino, persone che ci stanno aspettando, persone che noi aspettiamo di reincontrare. Nei nostri zaini abbiamo 20 chili di matite, disegni e gli esercizi di lingua inglese per i bambini di Hamara School, abbiamo il primo progetto de Le piccole cose pronto per essere consegnato a quei 70 piccoli indiani (o saranno di più quest’anno?) dalla pelle scura e dagli occhi neri. Insomma: non andremo a cercare una struttura nella quale “fare qualcosa per un mesetto” ... ormai abbiamo il nostro punto di riferimento.
20 febbraio
Finalmente stamattina abbiamo incontrato i piccoli amici lasciati l’anno scorso. Sarà stata l’emozione, ma il tragitto tra il nostro alberghetto e Panjim sembrava interminabile.
Fa caldo e il traffico è come al solito caotico. Per riprenderci e per vincere l’emozione, appena arrivati a Panjim beviamo un ottimo chai (tè, latte e spezie) e, rinfrancati, ci incamminiamo verso Hamara School. Ecco, ci siamo... ad ogni passo le sensazioni (e la commozione) si fanno più incalzanti, tanto che acceleriamo il passo senza rendercene conto, abbiamo premura di arrivare. Maurizia, addirittura, allunga il collo per vedere l’ingresso della scuola il prima possibile. Ecco la rete che delimita il piccolo spiazzo di terra, ecco in bella mostra, le ciabatte lasciate fuori dall’uscio, ecco il primo musetto che guarda fuori dalla finestra al pianterreno, ecco... lo riconosciamo... ci guardiamo... un sorriso e un pò di sorpresa; ci togliamo le scarpe anche noi: è Sangeeta Sriram che ci viene incontro seguita da uno sciame di ragazzini e un’onda di voci.
Che bello! Riconosciamo la cacofonia di voci che ci assale. L’ambiente è, come l’anno scorso, frenetico, eccitato e chiassoso come in tutti gli asili, ma in effetti Hamara School da più l’idea di una casa, di una casa piena di bambini: angelici, vispetti, piccoli attenti a tutto e chiaramente capaci di registrare ogni cosa, dispettosi monelli di sei, otto anni. I più grandi sono impegnati in discussioni animate e rumorose, apparentemente sembra tempo di vacanza e di festa.
Durante quest’anno lontani da Hamara School, ma lavorando per essa, ci siamo chiesti come i bambini nati nelle periferie più povere vivessero la frequenza di Hamara School, se la sentissero troppo costrittiva come potrebbe accadere in strutture più grandi e organizzate.
I settanta bambini arrivano alle nove di mattina e restano fino alle diciassette; poi tornano dalle rispettive famiglie - almeno chi, tra loro, ha una famiglia. Tra le cose che la scuola offre, il cibo e la possibilità di stare all’interno della struttura sono al primo posto tra le preferenze dei bambini.
A stare attenti a loro ci sono tre insegnanti, una cuoca e l’immancabile e vigile Mrs. Wagle, la cretrice della scuola.
Mangala Wagl è gentile e grintosa. A noi racconta: sono felice che i bambini non stiano in mezzo alla strada a perdere tempo, qui stanno al sicuro, mentre Sangeeta Sriram, la supervisor, ci ricorda che è una scuola informale: ai bambini vengono fornite le prime nozioni di lettura e scrittura prima di tentare il loro inserimento nella scuola regolare. Attualmente sono circa dieci bambini sono stati ammessi alle scuole regolari nei dintorni di Panjim.
Riprende Mangala Walge: siamo stati benedetti dalla presenza dei volontari, sono tutti indispensabili. Rosa, una delle Maestre, è qui fin dagli inizi delle attività e per i bambini è ormai come una mamma. In questi anni tutti siamo cresciuti, ma la mancanza di fondi e di spazi sono da sempre le nostre maggiori necessità e preoccupazioni. L’intento, nel mettere in piedi questa scuola, era quello di provvedere al nutrimento e all’educazione dei bambini di strada. L’obiettivo è stato raggiunto ma ora sarebbe necessaria più partecipazione da parte delle persone benestanti affinchè questi bambini possano venire integrati nel mondo.