Urgenza Sanitaria Gaza è un’associazione nata a Genova il 27 gennaio 2009. L’obiettivo dei suoi volontari è quello di offrire un sostegno concreto di natura sanitaria alla popolazione civile di Gaza, stremata da anni di assedio ed isolamento e dai recenti bombardamenti israeliani, attraverso l’invio di team medico-sanitari e una raccolta di fondi da devolvere a strutture sanitarie locali.
Uno degli animatori dell’associazione è Marcello Sordo, un infermiere genovese che domenica primo marzo è partito per l’ospedale Al Awda di Jabalya, che si trova nel nord della Striscia di Gaza.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente poco prima della sua partenza: «sarà significativo l’impatto umano con la popolazione palestinese. In genere l'occidente porta ben pochi aiuti umanitari agli Stati che sono teatro di guerra: il supporto sociale è scarso, mentre è massiccia la presenza militare». E Marcello non parla per sentito dire: infermiere di rianimazione di professione, ha lavorato con Emergency in Afghanistan e Libano: «come la Palestina, il Libano si affaccia sul Mediterraneo e la sua popolazione è molto evoluta, soprattutto nella tecnologia. Ho avuto modo di collaborare con ospedali d’eccellenza. In Afghanistan ho instaurato con la popolazione un rapporto umano straordinario, nonostante i limiti linguistici. In occidente la reputazione delle popolazioni musulmane è sporcata da inutili luoghi comuni».
Ma torniamo a Gaza. Sulla base delle esigenze e delle richieste che Marcello riscontrerà a Gaza, l’associazione provvederà alla costituzione dei team di medici da far partire, continuerà nella raccolta fondi e proporrà azioni di sensibilizzazione: «sarà un work in progress. Lavoriamo in autonomia, ma ben vengano le collaborazioni con le istituzioni». Infatti Urgenza Sanitaria Gaza ha avviato un dialogo con l'assessore alla salute Claudio Montaldo, con il Comune di Genova e con l'assessore regionale alla cooperazione Massimo Toschi, che dalla Toscana coordina le regioni italiane per gli aiuti alla Palestina.
Marcello resterà in contatto con l’Italia attraverso il blog usg2009.blogspot.com: «sarà un diario di bordo e la mia testimonianza diretta di quello che la popolazione sta subendo a Gaza». Un modo di raccontare diverso da quello proposto dai media: «spesso i giornalisti non possono accedere alle zone di guerra. L’ospedale, invece, è un punto di osservazione ottimo per capire come davvero stanno andando le cose».
Ma perché Marcello ha deciso di partire? «a partire dalla Guerra del Golfo, i conflitti si sono succeduti senza nessuna interruzione. L’accanimento verso la popolazione civile è incredibile, per questo è necessaria una presa di posizione forte per incominciare ad interagire e fare qualcosa di significativo. Ci vuole partecipazione».