Abbiamo bisogno di memoria, pare. Anche se la scienza sostiene che il nostro cervello come una spugna assorbe tutto e per questo non dimentica nulla, abbiamo bisogno di fare memoria, sempre.
Abbiamo bisogno di fare memoria perché con quella ci potremmo salvare; ci potremmo difendere, se solo quella memoria apparisse. Noi oggi ad esempio abitiamo ancora vicini a chi ha visto Auschwitz, e poi ce l’ha raccontato. Con questo dovremmo essere invecchiati di colpo, dovremmo tenerci tutti per il collo e non potremmo più scappare. Eppure... pur vivendo a fianco di uomini che hanno visto in una vita, quanto noi non riusciremmo a vederne in cento, riusciamo a perderci.
La generazione che ci precede ha fatto un salto quantico, che nella storia millenaria dell’uomo ha procurato una vertigine: dai piedi scalzi di mio padre siamo passati ad auto superaccessoriate, dai pastrani invernali, alle microfibre poliuretaniche; dalle radio galeniche ad internet e una bandierina è stata piantata sulla Luna. Noi continuiamo a perderci e a non saper morire. È per questo nostro perderci che rifacciamo le stesse cose e non riusciamo a ritrovarci, con pensieri diversi, per trasformare quello che ha generato Auschwitz.
Dobbiamo con la memoria ritrovarci nuovi. Rinati all’umanità e all’amore.