Lo ammetto: finora abbiamo un po’ tergiversato, proponendovi pellicole softcore e facendoci punto d’onore del fatto di offrirvi film che erano solo un po’ porno e che per questo ci permettevano di dissertare di un sacco di cose e non solo di sesso.
Oggi invece, complice il festoso clima natalizio, la voglia di serate sul divano col plaid sulle spalle, la prospettiva di nottate in baita davanti al fuoco, e soprattutto il timore di veder assottigliarsi le file di lettori causa frustrazione, abbiamo pensato di dirigere il nostro potente cannocchiale verso un porno vero (definizione tecnica: dove si vede tutto). E dovendo sceglierne uno, perché non il porno per eccellenza, quello da cui tutto è cominciato?
Gola profonda fu il primo film hard ad uscire dalla clandestinità e ad essere proiettato nelle sale, fruttando al suo produttore incassi favolosi, soprattutto se paragonati ai costi di produzione. Nuovo mercato tutto da scoprire, nuovi spazi, nuova considerazione per il genere, intellettuali pronti a dire la loro e pure nuove stelle del cinema: le dive del porno. Prima su tutte, per almeno una lunghezza (si scoprirà nel corso del film a quanti centimetri esatti corrisponde questa lunghezza) è lei, Linda Boreman, in arte Linda Lovelace.
La Lovelace è, nel film, una donna che, nonostante i consigli dell’amica (tappa uno del pornazzo: cunnilingus) e i numerosi espedienti tentati (tappa due del pornazzo: orgia) non riesce a raggiungere l'orgasmo, e per questo si rivolge a un sessuologo, che dopo accurata visita scopre che la paziente, caso unico al mondo, ha il clitoride situato nella piccola gola (in fondo alla piccola gola, per essere precisi). Da qui, la necessità fisiologica per la ragazza di cimentarsi in profonde pratiche di fellatio che le consentano di stimolare la zona, sì da poter finalmente sentire le campane (tappa tre, appunto, fellatio).
Se l’idea iniziale è carina, è anche vero che questa si perde quasi subito, in nome di esigenze (tappa quattro: la trombata) che piegano la sceneggiatura (vabbè) ai cliché del genere, giustificandoli come atti di devozione della Lovelace verso i pazienti del medico, di cui è divenuta fedele assistente. L’idea dell’insolita pratica e della gola profonda ritorna nel finale, quando Linda e il suo fidanzato, dopo un colloquio chiarificatore, prenotano telefonicamente un intervento allungante per lui e stimolante per lei, perché l’amore è anche una questione di misure («sono solo a quattro centimetri dalla felicità!»), ritrovando così l’armonia di coppia. E via al gran finale, con campane che sbatacchiano, missili che partono dalla base, fuochi d’artificio e tricche tracche ballacche.
Alla fine l’amore trionfa e ride bene chi ride ultimo: ovvero il fidanzato ombra, che si ritrova a godere nei secoli dei secoli, senza aver avuto nessun merito nel percorso di consapevolezza sessuale della sua donna.
Attenzione: non manca nulla di quanto di più odioso c’è nei film porno: stacchi improvvisi, doppiaggio fuori sincrono, attori cani da far paura, siparietti che non c’entrano nulla, orgasmi finti, ambientazioni e trovarobato a basso costo (la poverina indossa sempre lo stesso paio di scarpe).
Di bello però c’è: una colonna sonora (che inizia con l'Inno alla gioia di Beethoven per tastiere), i baffoni anni '70, un tema musicale, Deep throat - invero tristissimo - e una ragazza dai capelli ricci in mise da infermiera che fa cose davvero notevoli.
Di indimenticabile, ci sono i suoi occhi luccicanti di gioia e le sue guance rosse di imbarazzo.